Salvo qualche annotazione inutilizzabile, non esiste alcuna documentazione scritta del periodo relativo alla sotto-sezione (fino al 1962). Le notizie riportate qui di seguito provengono dalla testimonianza orale, diretta o tramandata, di alcuni soci "storici" (Giovanni Donadelli e Giuseppe Caneva), vanno quindi prese con il beneficio del dubbio ed eventualmente confrontate con l'archivio della Sezione di Sondrio da cui Morbegno dipendeva .
Il Club Alpino Italiano è presente a Morbegno dal 1936/37 (dopo la guerra di Libia), come sottosezione del CAI Sondrio, per interessamento di alcuni appassionati fra cui, più attivamente, Dante Milani, Enos Moraschinelli e Romano Begalli, ai quali seguono personaggi come Dino Pensa, Battista Tentori e Gianni Bondiolotti.
L'attività è principalmente quella sciistica (sono anni nei quali lo sci ha ancora caratteristiche alpinistiche). L'arrampicare è limitato alle salite classiche della zona: vie normali al Badile, al Cengalo ed al Disgrazia, alcune vie in Val Gerola (Pizzo Varrone, Torrione di Mezzaluna, ecc.).
Nel dopoguerra e durante tutti gli anni '50 l'attività prosegue sulla falsariga degli anni precedenti per opera di Luigi Martinelli (a lungo presidente della sottosezione), Giovanni Donadelli, Giacomo Perego, Giovanni Cavallini, Renzo Passerini, Renzo Cappelletti. Cominciano, però, a far parlare di sé alcuni alpinisti più attivi, come i fratelli Titta e Giulio Lavizzari, e alcuni giovani: Ezio Angelini, Felice Bottani, Giuseppe Caneva (Chiscio), Luigi Bongio (Buin) ed Egidio Ciapponi.
All'inizio degli anni '60 inizia una travagliata contrapposizione fra "sciatori" e "alpinisti" per la guida della sezione. (In realtà la disputa, pur importante, si sovrappone ad un'altra contrapposizione, meno confessata, ma forse più vera, di natura socio-economica: gli "sciatori", quelli della cravatta, fanno parte del ceto medio-alto di Morbegno, mentre gli "alpinisti" appartengono quasi tutti alla classe operaia.).
Nel 1961 la spuntano gli "sciatori" che, dopo due assemblee contestate, mantengono la guida del sodalizio. Gli "alpinisti" non ci stanno e danno vita ad un'associazione separata: il Gruppo Edelweiss Morbegno (G.E.M.).
Nel 1962, per interessamento di Giangiacomo Robustelli, la sotto-sezione si stacca da Sondrio (presidente Bruno Credaro) e si trasforma in Sezione autonoma.
Seguono anni non contrassegnati da particolari attività, durante i quali alcuni alpinisti come Giuseppe Caneva e Carlo Milani si staccano dal G.E.M. (a causa delle rivalità, mai confessate, ma sempre presenti anche fra alpinisti) e ritornano a svolgere la loro attività, di buon livello tecnico, in seno al C.A.I.
Nel 1975, con il felice esito della spedizione "Città di Morbegno" inizia un periodo di rinnovato entusiasmo associativo e di intensa attività, che si concretizza nel coinvolgimento di numerosi giovani e nella nascita, nel 1976, del "Gruppo Giovanile", attivo per soli 4 anni, ma fondamentale per la futura "politica alpinistica" della sezione. (Solo ora ci si può rendere conto che, probabilmente, iniziava proprio in quegli anni la riscoperta della montagna da parte dell'opinione pubblica).
Gli anni '80 sono contrassegnati, anche a Morbegno, dalla nascita del free climbing e dalla prepotente affermazione dello sci alpinismo. La Sezione di Morbegno, che nel frattempo è uscita dal suo "localismo" per interagire con le altre sezioni valtellinesi e lombarde (Sotto-sezione Alta Val Brembana del CAI Bergamo, con la quale si incontra regolarmente al Rifugio Benigni al Lago Piazzotti), è inserita a tutti gli effetti nel processo di rinnovamento del modo di accostarsi alla montagna che coinvolge tutto il Club Alpino Italiano.
Gli anni '90 sono stati caratterizzati da un forte rinnovamento nelle persone e nel tipo di attività, più qualificata e professionale nel settore specialistico dell'alpinismo e dello sci alpinismo e più attenta e propositiva relativamente ai problemi legati all'ambiente. Diversi soci si rendono disponibili a partecipare ai corsi regionali di sci-alpinismo. Nascono prima, per due anni, corsi locali, poi, con una scelta importante, la scuola provinciale di alpinismo e di sci-alpinismo, in collaborazione con le altre sezioni della provincia; è la concretizzazione dell'esigenza di un più corretto approccio alla montagna. |