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Domenica 8 giugno 2014

Escursione in Val del Drogo

Per domenica prossima, 8 giugno, è prevista un’escursione in Val del Drogo, recupero dell’uscita prevista per 15 giorni fa. L’iscrizione per la gita è come sempre gratuita ma obbligatoria, e deve pervenire entro venerdì 6 giugno (Alessandro: 349 466 1875, Davide: 3356867355 o via e-mail info@caimorbegno.org). Questi i dati dell’escursione.

Ritrovo: Piazza Sant’Antonio ore 7,30
Quota partenza (m): 1070
Quota vetta (m): 2150
dislivello complessivo (m): 1080
Difficoltà: Escursionistica
Località partenza: San Bernardo (San Giacomo Filippo, SO)
Punti appoggio: Rif Carlo Emilio (chiuso)

Descrizione itinerario:
3 km dopo Chiavenna verso il passo Spluga, prima di entrare nell’abitato di San Giacomo Filippo, si gira a sinistra per una stretta strada asfaltata che porta dopo circa 8 Km all’abitato di San Bartolomeo.
Si lascia l’auto al parcheggio della centrale elettrica oppure si prosegue fino al cartello di divieto di transito. Ci si incammina seguendo l’unico sentiero indicato (C25); dopo un lungo tratto quasi piano (partendo dal punto più alto) il sentiero sale a destra in un bosco rado, con piacevoli nuclei di baite. Partendo dalla centrale invece il sentiero comincia subito a salire.
La salita è ripida e continua, ma regolare, su di una mulattirea molto ben conservata, sin che raggiunge le case di servizio alla diga del Bacino del Truzzo. Poco sopra è la diga e il lago (m 2.080). Sin qui circa 3 ore. Per raggiungere il rifugio Carlo Emilio (m 2153) si prosegue per altri 40′ in saliscendi costeggiando il lago in un piacevole bacino di monti e di laghi.

Per chi vuole saperne di più:
La Valle del Drogo, un incavo a mezza luna che si innesta sulla Valle Spluga a livello di San Giacomo Filippo, custodisce qualche perla escursionistica da non mancare, come l’elegante mulattiera che sale al Lago del Truzzo, oppure l’Alpe Lendine, pittoresco villaggio d’alta quota disposto a ventaglio all’ombra del Pizzaccio.

Risaliamo dunque da Chiavenna la SS36; all’ingresso di San Giacomo Filippo, ce ne stacchiamo imboccando sulla sinistra una stretta strada asfaltata che, tagliando nella montagna una ventina di tornanti, ci conduce alle case di Olmo, ordinatamente disposte su una bella spalla erbosa. Proseguiamo ancora lungo la strada per andare a raggiungere, in leggera discesa, il fondo della Valle del Drogo; superato il ponte sul torrente, ci fermiamo nel parcheggio della grande centrale idroelettrica di San Bernardo.

Imbocchiamo subito la mulattiera; passeggiando fra gli alberi, a breve distanza dal torrente, abbiamo modo di ripensare al toponimo di questa valle: “drogo” indica un alveo di torrente profondamente incassato fra le rocce, può essere sinonimo di orrido, e ci indica che la valle, specialmente nel tratto che abbiamo ripidamente risalito in macchina, è impervia e aspra, scavata in profondità dai suoi numerosi corsi d’acqua. Via via che saliamo, però, la valle si apre, il bosco si fa più rado, e il selciato, con una curva verso destra, va ad intercettare in località Sant’Antonio la mulattiera proveniente da Scanabecco, altro possibile punto di partenza.

Piacevole il cammino fra queste vecchie case, sparse nel fondovalle, piene di vita nei mesi estivi, quando numerose famiglie vi salgono per trovare un po’ di pace dalla calura estiva. Più oltre, in località Caurga, troviamo un bivio con indicazioni per il Rifugio Carlo Emilio; svoltiamo dunque a destra, andando a intraprendere la salita al Lago del Truzzo, che ci richiederà un paio d’ore.

Il selciato sale dapprima con pendenza moderata e seminascosto dall’erba, quindi, divenendo sempre più evidente, prende a salire con maggiore decisione per superare gli austeri contrafforti rocciosi che sostengono il bacino del Truzzo. Lungo il percorso saremo distratti dai panorami che lentamente si aprono in fondo alla valle, dalla vegetazione in continuo mutamento e dalla mulattiera che sembra farsi più bella e precisa ad ogni tornante. Ma è solo usciti dal bosco, ad una quota di circa 1750 metri, che andiamo a percorrere il tratto più spettacolare del selciato: le pietre appaiono qui sapientemente disposte a mosaico, perfettamente incastrate in modo da reggere per decenni alla forza distruttiva delle intemperie e al passaggio di uomini e animali. Alcune piante di rododendri che crescono fra gli stretti tornanti completano la composizione. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, però, questa mulattiera non è opera antica: la sua costruzione va posta in relazione allo sfruttamento idroelettrico della valle, dunque risale solo ai primi anni Venti del secolo scorso.

Salendo con pendenza costante, continuando a strisciare fra lisce balze rocciose tormentate dall’erosione di antichi ghiacciai, perveniamo alla bella Alpe Cornera, quindi, poco più in alto, ai mastodontici edifici dei guardiani della diga; da qui, tramite una lunga scalinata, risaliamo alla diga del Truzzo. Il luogo è molto affascinante: i panorami sull’imponente Pizzo di Prata, sulla Sciora, sul Badile e sul Cengalo sono di pari bellezza al Lago del Truzzo, che si estende alle nostre spalle, sormontato sulla destra dai torrioni delle Camoscere. Lo sbarramento artificiale, di dimensioni assai modeste e piastrellata con pietra locale, risulta poco appariscente e sembra tentare di mimetizzarsi nell’ambiente naturale.

Il sentiero per l’Alpe Lendine non parte dalla diga bensì poco più in alto, lungo il sentiero per il Rifugio Carlo Emilio, cui merita fare una breve visita. Lo raggiungiamo percorrendo la diga e risalendo di poco, ora su semplice sentiero, i pendii sulla sponda occidentale del lago, del quale potremo gustare, lungo il percorso, le incredibili trasparenze. Il piccolo rifugio, senza gestione (se ne possono ritirare le chiavi presso i guardiani della diga), sorge sulle rive del Lago Nero, bello specchio d’acqua arginato da muretti in cemento.

Tornati indietro dobbiamo fare attenzione al bivio per l’Alpe Lendine: il sentierino raggiunge in piano un colletto, oltre il quale si butta precipitosamente nella discesa dalla balze rocciose che abbiamo percorso in mattinata lungo la mulattiera. La traccia è talvolta poco visibile e ci fa di frequente incespicare in scomode pietraie, ma ometti e segnavia bianco-rossi del CAI ci fanno buona compagnia.

Scesi fino a quota 1700 metri circa (che è poi l’altezza dell’Alpe Lendine), la pendenza si riduce drasticamente, e il sentiero va a strisciare in mezza costa all’interno di un bel bosco di conifere; la traccia, è piuttosto stretta dunque questa sequenza va percorsa con un poco di prudenza, raggiungendo i prati di Sambuco. Da qui all’Alpe Lendine manca ormai meno di un’ora, per altro da passare assai piacevolmente all’interno di verdissimi boschi di conifere.

L’Alpe Lendine è un villaggio d’alta quota incredibilmente curato ed elegante, dominato dalla torreggiante piramide del Pizzaccio;

La discesa è da effettuarsi lungo il sentiero per Olmo (che parte alle spalle della chiesetta isolata), da cui ci stacchiamo poi a 1400 metri circa d’altezza seguendo il sentiero indicato per “Drogo” (cartello in legno infisso su un larice). Raggiunti dei casolari isolati nel bosco, ci aspetta una discesa precipitosa lungo un ripida scarpata completamente imboschita (ultima foto della galleria), alla base della quale ci ritroviamo alle case di Caurga: poco più in basso, infatti, ritroviamo il bivio per il Rifugio Carlo Emilio imboccato in mattinata. Da qui alla macchina ripercorriamo dunque lo stesso tracciato nel fondovalle della Valle del Drogo.

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