MONTE FIORARO (AZZARINI) M. 2431 – Uscita n. 24 del 01.08.2018

Il meteo per domani pomeriggio da probabilita’ di rovesci e temporali,  per cui ci costringe ad un veloce mordi e fuggi Orobico: il monte Fioraro (2431 m.) dal passo San Marco, salendo dapprima il pizzo delle Segade (2173 m.) per poi raggiungere la bocchetta d’Orta e l’attacco della cresta del Fioraro (EE).  Per la discesa, dalla bocchetta d’Orta, prenderemo il sentiero 101 che in breve ci riportera’ al passo San Marco.

Partenza ore 8 dal parcheggio di San Giuseppe

VAL ZEBRU’ RIFUGIO V° ALPINI – Uscita n. 23 del 25.07.2018

A grande richiesta e’ il turno della Val Zebru’ e del rifugio V° Alpini. E’ una lunga escursione che dal  parcheggio di Niblogo (1600 m.) ci portera’ al rifugio V° Alpini (2877). Oltre alle bellezze naturalistiche e faunistiche della Val Zebru’,  avremo la possibilita’ di ammirare l’incantevole anfiteatro lunare dominato dal rifugio V° Alpini e la cerchia di sontuose vette che lo circondano.

Partenza ore 6,30 dal parcheggio di San Giuseppe

 

PIZZO EMET

ITINERARIO (da Montespluga)

Dal parcheggio (1910 m) si prosegue lungo la strada e la si segue fino al colmo della dorsale erbosa degli Andossi (2015 m), dove la sterrata svolta a sinistra per salire a una cava di pietra. Da qui si imbocca sulla destra (cartello indicatore per il Lago di Émet e il Rifugio Bertacchi) un sentiero che traversa in quota la testata della Valle dell’Acqua Grande (un tratto roccioso un po’ esposto è attrezzato con una catena metallica) e raggiunge il dosso erboso dove si trova il Rifugio Bertacchi. Prima di arrivare al rifugio però, in prossimità di una casa rosa (2170 m circa), si gira a sinistra e, perdendo leggermente quota, si raggiunge presso alcune baite il sentiero che dal Rifugio Bertacchi porta al Passo di Émet. Seguendo verso Est questo sentiero (che si tiene un po’ più alto del bellissimo Lago di Émet) si raggiunge l’ampia sella del Passo di Émet (2294 m; Pass da Niemet sulla Carta Nazionale Svizzera; ore 1,30 dalla partenza). Poco prima di arrivare al cartello indicatore del passo si incontra un bivio segnalato da una scritta su un masso (Val Sterla) e da un cartello indicatore per il Pizzo di Émet e per il Passo e la Val Sterla (attualmente, giugno 2015, il cartello giace a terra accanto al masso). Si imbocca quindi il sentiero che sale a destra (segnavia rosso-bianco-rossi e bolli gialli) e, verso Est-Sud-Est, supera un pendio erboso alla fine molto ripido uscendo su un dosso erboso (2493 m). Ci si abbassa di pochi metri, poi si comincia a salire un ampio pendio di detriti verso Sud-Sud-Est: seguendo i segnavia rosso-bianco-rossi e gli ometti, si raggiunge (dopo un tratto più ripido) la cresta Ovest (Sud-Ovest oltre i 3000 metri) del Pizzo di Émet ad un colle posto tra la quota 2844 m (ometto) a destra e un primo gruppetto di spuntoni a sinistra. Da qui, lasciati i segnavia che proseguono verso il Passo di Sterla, si inizia a salire lungo la cresta. I vari spuntoni rocciosi che la caratterizzano si aggirano pressoché tutti a destra, seguendo tracce di sentiero e ometti che aiutano a orientarsi tra cenge, canalini e brevi passi di facile arrampicata; nel tratto finale ci si tiene sul filo e si affrontano alcuni passaggi di I e II grado. In alcuni tratti la cresta è molto aerea e qualche passaggio è anche esposto. In particolare, poco prima della vetta, si incontra uno stretto intaglio: è il passaggio più impegnativo ed esposto (uno spezzone di corda può essere utile per facilitare chi è meno sicuro). Le due pareti verticali dell’intaglio sono piuttosto vicine e quella a monte è un po’ più alta (circa un metro). In salita il passaggio si supera arrampicando (II), in discesa è più facile (ma un po’ emozionante) saltare (in questo punto il filo della cresta è aereo, ma è anche formato da rocce piatte). Superato l’intaglio si procede facilmente fino alla croce della vetta (3209 m; ore 2,45 dal Passo di Émet; ore 4,15 dalla partenza).

DISCESA. Si segue esattamente l’itinerario della salita (ore 3,00 dalla cima al parcheggio presso il Lago di Montespluga).

FERRATA DEL PIZ TROVAT (M. 3146) – Uscita n. 22 del 18.07.2018

Per mercoledi le previsioni meteo sono  buone per cui possiamo proseguire la nostra ricerca di nuovi itinerari: il Piz Trovat e’ situato in uno degli ambienti piu belli dell’intero arco alpino. Si raggiunge in auto il parcheggio del Diavolezza e si salgono in circa 2 ore i 1000 metri di dislivello per arrivare alla Berghaus del Diavolezza. Da qui in leggera discesa andremo a trovare l’attacco della facile ferrata (k2)  che in 1,30 ci fara’ colmare il dislivello di 250 metri fino alla vetta del Piz Trovat.

Partenza ore 7 dal parcheggio di San Giuseppe – Kit da ferrata

DAL PASSO SAN MARCO ALLA VALTARTANO – Uscita n. 21 del 11.07.2018

Le previsioni meteo per domani danno variabilita’  e possibili temporali, pertanto la nostra escursione si svolge ancora in zona: un giro ad anello con partenza dal Passo San Marco tramite il mitico sentiero 101 bergamasco. Cominceremo a percorrerlo in direzione Est passando per la bocchetta d’Orta ed il bivacco Zamboni e di seguito incroceremo i sentieri che salgono alla bocchetta di Budria, al passo di Cavizzola e al passo di Lemma che, a seconda delle condizioni del tempo, potremo scegliere per entrare in Valtartano. La cui testata e’ percorsa dalla cara vecchia Gvo che ci riportera’ verso Ovest ( attraverso dei piacevoli saliscend) al passo di Pedena, alla valle d’Orta e quindi alla strada del passo San Marco.

Partenza ore 7,30 dal parcheggio della Stria (Campo delle suore)

MONTE GRONA

Monte Grona – La ferrata del Centenario

Non tutte le ferrate sono uguali. Alcune sono una successione ininterrotta di gradini e staffe, in cui non si mette mai una mano od un piede sulla roccia. Altre invece sono realizzate con uno spirito diverso, salvaguardando il gesto dell’arrampicata e proponendo il cavo metallico o la catena solo come dispositivo di sicurezza, lasciando a ciascuno la libertà di servirsene a propria discrezione, come mezzo di progressione o solo come protezione. La ferrata del Centenario sul monte Grona appartiene a questo secondo tipo. Si sviluppa su una cresta di roccia calcarea, da cui si levano quattro torri, di cui l’ultima costituisce la vetta del monte. Siamo sulle montagne tra i lago di Como e quello di Lugano, nei pressi del rifugio Menaggio. Dopo due rinvii a causa del tempo instabile, finalmente arriva una bella domenica di maggio. Dopo un avvicinamento di tre quarti d’ora siamo all’attacco della via, che, per mettere subito le cose in chiaro, parte con un tratto verticale. La relazione la classifica come “D”, difficile. La roccia però è molto appigliata, con bei maniglioni per le mani ed altrettanti appoggi per i piedi, cosicchè chi vuole arrampicare lo può fare in tutta tranquillità. Chi invece ha meno dimestichezza con la roccia sale aggrappandosi alla catena, con però un notevole dispendio di energie. Dopo il tratto iniziale, tutto il gruppo prende confidenza con la via e si procede tranquillamente. Siamo in tredici ed abbiamo circa 400 metri di dislivello da compiere in arrampicata. Il fatto di essere un gruppo numeroso si ripercuote negativamente sulla nostra velocità: siamo in fila indiana ed ogni rallentamento del singolo, per una difficoltà, per un intoppo, per fare una foto o semplicemente per tirare il fiato e guardarsi in giro, si trasmette immediatamente a chi lo segue e a chi, più avanti, lo dovrà aspettare. Per questa ragione, unitamente al fatto che è una bella giornata, che non abbiamo nessuno né davanti né dietro, impieghiamo quasi quattro ore per completare la via. Nel complesso è una ferrata divertente, con tratti semplici ed altri non banali. In particolare sulla terza torre c’è una placca verticale (non a caso chiamata “placca difficile”) che determina qualche apprensione ed anche una defezione a causa di un problema fisico; anche il successivo “spigolo affilato” dà del filo da torcere a chi vuole salire in arrampicata. Va anche considerato che, se da un lato si è sempre agganciati al cavo di sicurezza, dall’altro gli ancoraggi di questo cavo sono piuttosto distanti, per cui un’eventuale caduta significherebbe un volo anche di 5-6 metri, non piacevole su una cresta frastagliata. La via presenta anche alcune possibilità di uscita, che in un caso, come detto, si sono rese quanto mai utili. Verso l’ora di pranzo siamo tutti in cima. La vetta è molto panoramica, anche se la foschia ci toglie un po’ dello spettacolo, che comunque è notevole. Raggiunti da comitive chiassose che salgono dalla via normale, addentiamo finalmente i nostri panini. Anche la sete si fa sentire, e mi fa pensare a cosa dev’essere salire la via in una giornata di piena estate. Mi accorgo di avere le braccia rosse per il sole e di essermi seduto su delle inaspettate ortiche di vetta. Radunato il gruppo scendiamo per la ripida direttissima, cioè il sentiero che percorre il canalone che fiancheggia la nostra cresta. In venti minuti perdiamo il dislivello che abbiamo faticosamente guadagnato in una mattinata d’arrampicata, ed arriviamo all’affollato rifugio Menaggio, pieno di famiglie e fauna varia. Una birretta ci toglie l’arsura, poi con calma scendiamo alle macchine.

Alessandro

DALLA CIMA DELLA ROSETTA AL MONTE STAVELLO Uscita n. 20 del 04.07.2018

Le previsioni meteo per domani sono incerte: al mattino dovrebbe esserci una finestra di bel tempo, poi nelle ore pomeridiane nuvolosita’ e possibili temporali, quindi la scelta dell’escursione e’ in ambito locale e con possibilita’ di rapido rientro in caso di peggioramento del tempo. Si tratta di una cavalcata sulle cime occidentali della Valgerola: raggiunto in auto il Bar Bianco (1522 m.) si sale alla Cima della Rosetta (2156 m.) ed in sequenza al monte Combana (2327 m.) poi al Monte Rosetta (2357 m.) e quindi al monte Stavello (2417 m.) Per la discesa potremo usufruire del comodo sentiero della G.V.O. che ci riporta al Bar Bianco.

Partenza ore 7,30  da San Rocco