Gita al Mare

FINALE LIGURE 29-30 settembre

 

  • Traversata Varicotti Noli (gita per sabato pomeriggio)
    ” Il Sentiero del Pellegrino”
    Accesso: da Finale Ligure si procede verso levante fino al paese di Varigotti. Poco prima della galleria alla fine del paese si svolta a sinistra verso la Strada Vecchia. A questo punto si svolta subito nuovamente a sinistra sulla Strada degli Orti e si posteggia l’auto.
    Itinerario: Si prende la Strada Vecchia che sale dolcemente, percorsi circa 300 metri si imbocca il sentiero che si stacca sulla sinistra con evidenti indicazioni, segnavia X rossa. Dopo pochi minuti di percorrenza ci si imbatte in una biforcazione e con una breve deviazione sulla destra si giunge immediatamente alla Chiesa di S. Lorenzo, da cui si gode un ottimo panorama sul promontorio di punta Crena e Varigotti. Tornati al bivio si prosegue in salita sul sentiero e al bivio subito successivo seguire a destra sempre X rossa. In brevissimo si raggiunge il colorato e particolare Mausoleo dell’Australiano, opera realizzata da Giuseppe Cerisola, pittoresca figura varigottese meglio conosciuto come “Carnera”.
    Si continua sul piacevole sentiero godendo di ottimi scorci sul mare. Dopo 15′ di cammino dal “mausoleo” ci si imbatte in un bivio dove si rimane a destra in direzione di Noli. Tralasciando altre deviazioni. si cammina per altri 15′ e prendendo una traccia che si stacca sulla destra si giunge in un minuto alla Torre delle streghe, dalla quale si gode un ottimo panorama. Ripreso il cammino ci si immette sulla strada sterrata che conduce al Monte di Capo Noli. Si prosegue, ora in discesa, sulla strada sterrata tralasciando il sentiero che scende diretto a Noli che si stacca sulla sinistra (Impedirebbe di vedere la bellissima Grotta dei falsari). Percorso 1 km di largo sentiero dal monte di Capo Noli si giunge presso una deviazione segnalata che permette, tramite un ripido sentiero, di raggiungere la Grotta dei falsari.
    Si entra nella grotta attraverso una piccola apertura e trascorso un po’ di tempo ad ammirare questa meraviglia della natura si ritorna al bivio e si prosegue in discesa a destra, raggiungendo in breve la chiesa di Santa Margherita, edificio ormai danneggiato dal tempo. A questo punto si prosegue con lievi saliscendi sino a raggiungere il borgo di Noli. Il ritorno può essere effettuato o per lo stesso tragitto, oppure prendendo un autobus.
    Difficoltà: T
    Tempo di percorrenza: 2h 30′
    Dislivello 300m
    foto: da n.1 a n.8-
  • Anello sulla Strada Napoleonica, Monte Caprazoppa da Finalborgo.
    (gita per domenica)
    Itinerario: dall’antica porta di Finalborgo si attraversa il torrente Pora si svolta a sinistra sulla strada provinciale e dopo un centinaio di metri si incontra a destra l’inizio della strada napoleonica, realizzata verso la fine del 18° secolo per permettere il transito delle artiglierie della Grande Armee, in realtà il tracciato è molto più antico ricalcando un vecchio percorso medievale impostato sull’antica via romana Julia Augusta.
    Il percorso si svolge su stradine sterrate e sentieri salendo a poco a poco fra la vegetazione che ben si adatta al terreno arido e calcareo, si raggiunge la cappelletta Regina Pacis con bel panorama sulla piana di Finale e le sue spiagge; ci si avvicina ora alla linea di costa per poi prendere quota sorpassando una vecchia cava e raggiungendo un vasto pianoro.
    I panorami sulla costa sono via via più ampi e tra la macchia mediterranea si continua verso nord, siamo ora sul versante che guarda verso Borgio Verezzi e sullo sfondo ecco la sagoma dell’isola Gallinara e il promontorio di Capo Santa Croce.
    Continuando su un antico fondo selciato si arriva ad un bivio, si svolta a destra raggiungendo la Cava Vecchia uno dei pochi siti di estrazione della pietra di Verezzi coltivati in galleria.
    Proseguendo si incontrano altre vecchie cave, il lavoro in esse raggiunse il massimo sviluppo nel 20° secolo quando oltre 100 minatori lavoravano nei diversi siti estrattivi.
    Continuando sulla mulattiera selciata che sale nel bosco si raggiunge la cresta sommitale e il sagrato della chiesa di S.Martino (già chiesa benedettina dell’anno mille) e del santuario Maria Regina Mundi.
    Di qui o si ritorna a Finalborgo oppure tempo permettendo si compie una deviazione di 1 ora e si visitano le 4 vecchie borgate di Verezzi caratterizzate da costruzioni in pietra rosa e collegate da stretti carrugi.
    Le case sono una addossata all’altra da sembrare quasi una sola. La pietra è presente ovunque dalle murature delle case ai porticati, agli archi di collegamento fra gli edifici, ai muri di sostegno dei terrazzamenti degli orti, vigne e uliveti, alla pavimentazione delle mulattiere.
    Tornati al bivio di S.Martino attraverso le pinete fra le Rocce di Orera e li monte Caprazoppa si rientra a Finalborgo chiudendo l’anello dell’escursione.Difficoltà: E
    Tempo di percorrenza: 4 h
    Dislivello 400m
    foto: da n.9 a n.11
  • ARRAMPICARE A FINALE LIGUREFinale rappresenta una ricca formazione rocciosa conosciuta in tutta Europa. Si trova nell’entroterra di Finale Ligure, ha un’estensione di una decina di Km quadrati ed è divisa in più altipiani a loro volta distinti in settori.
    Rappresenta quindi un’area molto estesa che offre molteplici tipi di arrampicata, dai monotiri alle vie di più lunghezze.
    ACCESSO. Dall’autostrada A10 (Genova-Ventimiglia) è possibile uscire al casello di Feglino (per raggiungere i settori del Monte Cucco, Spaventaggi….) o a quello di Finale (Rocca di Perti, Monte Sordo….) a seconda della parete prescelta.
    Dalle vie monotiro a quelle che si sviluppano su alcune centinaia di metri, offrono difficoltà per tutti: in media le vie sono sul 5° grado, anche se, come in ogni falesia che si rispetti, le ultime aperture sono oltre il 6a. Ma l’apertura di nuove vie anche su settori “vergini” è sempre in evoluzione e su questi ultimi (come ad esempio il settore delle Tecchie, nei pressi di Pian Marino), si possono trovare tiri abbastanza facili su roccia mai unta. La roccia è quasi sempre ottima, ma spesso consumata dalle frequenti ripetizioni (soprattutto sulle vie “storiche”). Nelle vie di più tiri in genere la chiodatura è in stile classico: leggermente lunga e da integrare nelle vie classiche, anche se posizionata nei punti “giusti”. Ma le possibilità di protezione sono quasi sempre buone.

    La scelta della falesia verrà fatta sul posto in base al numero e alla capacità dei partecipanti.

GROTTA DELL’ACQUA BIANCA

           PRESENTAZIONE

La grotta dell’Acquabianca (o Ferrera) si trova nel comune di Mandello del Lario, in provincia
di Lecco, sulla sponda orientale del Lago di Como.
E’ facilmente raggiungibile in 45 minuti tramite un comodo sentiero dalla frazione di Rongio,
seguendo il sentiero per il rifugio Elisa che risale l’imponente versante occidentale della
Grigna Settentrionale.
La cavità si apre alla quota di circa 600 m ed è composta da due grandi saloni, separati tra
loro da un leggero abbassamento della volta.
La grotte è lunga 170 m e nel punto più ampio misura 40 m di larghezza; ha un’altezza media
di una trentina di metri. La ragguardevole ampiezza di questi ambienti sotterranei e la loro
agevole percorribilità fanno della “Ferrera” una risorsa naturalistica tanto spettacolare per il
visitatore, quanto ottimale per una facile discesa al suo interno attraverso la quale
avvicinarsi all’universo dell’esplorazione speleologica.
Seppure di origine naturale, nel corso dei secoli la grotta è stata modificata dall’attività
dell’Uomo, che l’ha utilizzata come miniera per l’estrazione di materiale ferroso. E’ possibile
far risalire lo sfruttamento minerario dell’Acquabianca al Medioevo, e la sua cessazione al XV
secolo D.C..
La grotta è facilmente percorribile per tutto il suo sviluppo. Durante la visita viene piazzata
temporaneamente una corda corrimano per agevolare la discesa lungo il breve tratto
scivoloso in leggera pendenza (ca. trenta metri ricoperti d’argilla) che divide i due saloni.
E’ proprio in questo tratto che è ancora chiaramente visibile – e la si percorre – la scalinata
citata da Leonardo da Vinci nel Codice Atlantico: «E i magior sassi scoperti che si truovno in
questi paesi sono le montagnie di Mandello, visine alle montagnie di Leche e di Gravidonia.
In verso Bellinzona a 30 miglia a Leco, è quelle di valle Ciavenna; ma la maggiore è quella di
Mandello, la quale à nella sua basa una busa di verso il lago, la quale va sotto 200 scalini e
qui d’gni tempo è diaccio e vento».
Nel corso della visita sotterranea si incontrano una bella cascatella, che si perde nei meandri
della terra attraverso massi di frana, una postazione frequentata da una colonia di chirotteri,
dei suggestivi crepacci rocciosi, nonché i cunicoli tortuosi che dal pavimento scendono a
profondità di 40- 50 m e dai quali veniva estratto il materiale ferroso.
La volta è ricoperta in più punti da tipi diversi di muffe che creano uno spettacolari effetto
catarifrangente quando vengono illuminate. La volta è inoltre adornata in alcuni punti da
bellissime colate di bianchissima calcite.
La visita completa all’interno della grotta dura all’incirca 2 ore, e viene effettuata in regime di
massima sicurezza grazie all’accompagnamento congiunto di una Guida Alpina e dell’esperto
speleologo locale che ne ha effettuato il rilievo. Ai visitatori sprovvisti verrà fornita tutta
l’attrezzatura necessaria per vivere questa entusiasmante esperienza (casco, imbracatura,
lampada frontale, longe).
Specificarlo in fase d’iscrizione
info@caimorbegno.org
cell. 348 9491422

 

Grotta dell’Acqua Bianca

La caverna, formata da un unico ambiente molto vasto, è dovuta a fenomeni di carsismo ed è percorsa da un ruscello che si disperde nelle fratture del basamento, ed è possibile osservare nel suo interno gli scavi, traccia della passata attività di estrazione di idrossidi di ferro.
Una guida ci accompagnerà per tutto il percorso.
Ritrovo domenica 23 settembre alle ore 8,00 in Piazza Sant’antonio a Morbegno, viaggio con mezzi propri fino alla frazione Rongio di Mandello del Lario.
Salita a piedi lungo il sentiero che porta al Rifugio Elisa per circa 45′ fino all’ingresso della grotta posto a 590m di quota.
Tempo previsto per la visita della grotta circa 2 ore.
Iscrizione obbligatoria entro lunedì 17 settembre in sede, via e-mail info@caimorbegno.org o contattando Marco 348 9491422.
Quota di partecipazione Euro 10,00.
Attrezzatura da trekking, con giacca a vento e scarponcini. Si consiglia di portarsi un cambio del vestiario, perché probabilmente in grotta ci si sporca di fango.
Obbligatorio casco,  torcia frontale e imbrago. Il gruppo speleologico mette a disposizione questo materiale a chi ne fosse sprovvisto (segnalarlo in fase d’iscrizione).

ESTATE SULLE DOLOMITI (programma)

WEEKEND 30 AGOSTO – 2 SETTEMBRE 2018

PROGRAMMA:

1° GIORNO giovedì 30/08 partenza ore 8,00 da P.zza S.Antonio a Morbegno con mezzi propri per Pozza di Fassa (TN) Strada Dolomites, arrivo previsto per le ore 13,00 e sistemazione presso l’albergo Montana (www.hotelmontana.tn.it)

Proposte per il pomeriggio:
– Passeggiata Re Laurino Pozza – Pera https://www.valdifassaholiday.com/passeggiata-re-laurino-pozza-pera/
– Passeggiata e visita al centro storico di Moena
– Escursione al Lagusèl il giro da Pozza di Fassa (Valle San Nicolò) https://www.gulliver.it/itinerario/58931/
– Escursione al Sasso 11 da Pozza di Fassa  https://www.gulliver.it/itinerario/46929/

 

2° GIORNO venerdì 31/08  gita sul Catinaccio:

– Catinaccio d’Antermoia; Sentiero e via Ferrata delle Scalette
http://www.planetmountain.com/trekking/ferrate/itinerari/scheda.php?id_itinerario=136&lang=ita&id_tipologia=35
– Escursione al Passo Principe (E)
– Torri del Vajolet, Stabeler via normale (IV° arrampicata)  http://www.vienormali.it/montagna/cima_scheda.asp?cod=858

3° GIORNO sabato 01/09 gita Passo Sella/Passo Pordoi

– Sassopiatto (giro del Sasso Piatto) dal Passo Sella (E)  https://www.gulliver.it/itinerario/11413/
– Sassopiatto e Sassolungo (giro) https://www.gulliver.it/itinerario/53753/
– Sass de Mezdì e Anter Sass da Plan de Schiavanes (EE)  https://www.gulliver.it/itinerario/64148/
– Città dei sassi al Passo Sella (falesie di arrampicata) https://www.falesia.it/it/crag/360/passo-sella-citta-dei-sassi.html

4° Giorno domenica 02/09
–  Escursione sul gruppo del Latemar https://regio.outdooractive.com/oar-val-di-fiemme/it/tour/trekking/torre-di-pisa/11194223/
– Rientro in Valtellina nel primo pomeriggio

Gli itinerari proposti possono subire delle variazioni in base alle condizioni meteo e alle volontà dei partecipanti.

Attrezzatura: da escursionismo in alta montagna, casco imbrago e kit da ferrata (per le escursioni che lo prevedono), attrezzatura  d’arrampicata per vie o falesie presenti in zona.
Ogni partecipante porti l’attrezzatura personale in base al tipo di attività che vuole e che è in grado di fare.

PIZZO EMET

ITINERARIO (da Montespluga)

Dal parcheggio (1910 m) si prosegue lungo la strada e la si segue fino al colmo della dorsale erbosa degli Andossi (2015 m), dove la sterrata svolta a sinistra per salire a una cava di pietra. Da qui si imbocca sulla destra (cartello indicatore per il Lago di Émet e il Rifugio Bertacchi) un sentiero che traversa in quota la testata della Valle dell’Acqua Grande (un tratto roccioso un po’ esposto è attrezzato con una catena metallica) e raggiunge il dosso erboso dove si trova il Rifugio Bertacchi. Prima di arrivare al rifugio però, in prossimità di una casa rosa (2170 m circa), si gira a sinistra e, perdendo leggermente quota, si raggiunge presso alcune baite il sentiero che dal Rifugio Bertacchi porta al Passo di Émet. Seguendo verso Est questo sentiero (che si tiene un po’ più alto del bellissimo Lago di Émet) si raggiunge l’ampia sella del Passo di Émet (2294 m; Pass da Niemet sulla Carta Nazionale Svizzera; ore 1,30 dalla partenza). Poco prima di arrivare al cartello indicatore del passo si incontra un bivio segnalato da una scritta su un masso (Val Sterla) e da un cartello indicatore per il Pizzo di Émet e per il Passo e la Val Sterla (attualmente, giugno 2015, il cartello giace a terra accanto al masso). Si imbocca quindi il sentiero che sale a destra (segnavia rosso-bianco-rossi e bolli gialli) e, verso Est-Sud-Est, supera un pendio erboso alla fine molto ripido uscendo su un dosso erboso (2493 m). Ci si abbassa di pochi metri, poi si comincia a salire un ampio pendio di detriti verso Sud-Sud-Est: seguendo i segnavia rosso-bianco-rossi e gli ometti, si raggiunge (dopo un tratto più ripido) la cresta Ovest (Sud-Ovest oltre i 3000 metri) del Pizzo di Émet ad un colle posto tra la quota 2844 m (ometto) a destra e un primo gruppetto di spuntoni a sinistra. Da qui, lasciati i segnavia che proseguono verso il Passo di Sterla, si inizia a salire lungo la cresta. I vari spuntoni rocciosi che la caratterizzano si aggirano pressoché tutti a destra, seguendo tracce di sentiero e ometti che aiutano a orientarsi tra cenge, canalini e brevi passi di facile arrampicata; nel tratto finale ci si tiene sul filo e si affrontano alcuni passaggi di I e II grado. In alcuni tratti la cresta è molto aerea e qualche passaggio è anche esposto. In particolare, poco prima della vetta, si incontra uno stretto intaglio: è il passaggio più impegnativo ed esposto (uno spezzone di corda può essere utile per facilitare chi è meno sicuro). Le due pareti verticali dell’intaglio sono piuttosto vicine e quella a monte è un po’ più alta (circa un metro). In salita il passaggio si supera arrampicando (II), in discesa è più facile (ma un po’ emozionante) saltare (in questo punto il filo della cresta è aereo, ma è anche formato da rocce piatte). Superato l’intaglio si procede facilmente fino alla croce della vetta (3209 m; ore 2,45 dal Passo di Émet; ore 4,15 dalla partenza).

DISCESA. Si segue esattamente l’itinerario della salita (ore 3,00 dalla cima al parcheggio presso il Lago di Montespluga).

CORSO SCIALPINISMO 2018

Scuola di:
ALPINISMO E SCIALPINISMO della provincia di Sondrio        L.BOMBARDIERI

Il corso si rivolge a coloro che, disponendo di una sufficiente padronanza delle tecniche di discesa su pista, si accostano per la prima volta allo scialpinismo.
Finalità del corso è l’acquisizione delle basi tecniche per affrontare la montagna con gli sci con la dovuta preparazione e la giusta consapevolezza dei rischi, senza trascurare gli aspetti ecologici e morali. Oltre all’apprendimento delle tecniche di salita e discesa “fuori pista”, il corso comporta lo studio di nozioni tecniche che troveranno verifica nelle esercitazioni, guidate da istruttori qualificati.
L’ammissione al corso sarà effettuata tenendo conto di un uscita in pista per verificare l’equipaggiamento e la tecnica di discesa.
Il corso si svolgerà con un minimo di 5 ed un massimo di 20 iscritti.
Le mete delle uscite saranno decise di volta in volta sulla base delle condizioni meteo e di innevamento.

Equipaggiamento individuale: sci muniti di attacco da scialpinismo, bastoncini, pelli in tessilfoca adesive, zaino, rampanti, unitamente all’abbigliamento idoneo alla montagna.

Costo d’iscrizione: 150 euro

Nel costo è compreso il manuale tecnico e l’uso del materiale della sezione (ARTVA, pala, sonda).

Per avere la copertura assicurativa personale infortuni e r.c., è obbligatorio essere in regola con il tesseramento C.A.I. 2018

INFORMAZIONI E ISCRIZIONI

DIRETTORE: Enrico Bertoli
VICEDIRETTORE: Franco Scotti

Lezioni teoriche in sede CAI al venerdì sera alle ore 21,00 o al sabato sera alle ore 18,00.
Esercitazioni pratiche nelle domeniche successive

Per informazioni e iscrizioni:

enrico.bertoli@enel.com cell. 388 7913988

LA VIA PRIULA (storia)

La via Priula è un elemento essenziale per comprendere la particolarissima storia della comunità di Albaredo, e soprattutto i forti legami che l’hanno rinsaldata, nei secoli scorsi, con Venezia. Tutto comincia nell’ultimo decennio del Cinquecento, quando i Veneziani, interessati ad una via commerciale che congiungesse i loro domini (che da Venezia si estendevano ininterrottamente fino al crinale orobico, quindi al passo di S. Marco) al nord Europa, passando per la Valtellina (per aggirare il milanese, sotto la dominazione spagnola, loro ostile, che aveva intensificato la navigazione dell’Adda ed il controllo del Lario), decisero, anche alla luce dei rapporti politici non cattivi con le Tre Leghe, di promuovere la costruzione di un nuovo tracciato che passasse proprio per il passo di S. Marco e la Valle di Albaredo. Fu il podestà veneto di Bergamo Alvise Priuli a caldeggiare questa nuova via ed a curarne, previo accordo con il governo delle Tre Leghe, la costruzione, nell’arco di un biennio circa (1590-92): in suo onore essa venne, dunque, battezzata “via Prìula”.
La strada, aperta nel 1592 dal capitano Zuane Quirini, fu percorsa da intensi traffici, soprattutto dopo che Venezia ebbe stretto, nel 1603, il trattato di alleanza con le Tre Leghe del settembre 1603. Sulla base di tale trattato la Serenissima concedeva, infatti, l’esenzione dai dazi sia alle merci prodotte in Italia ed esportate attraverso il passo di San Marco, sia a quelle valtellinesi e grigionesi esportate a Venezia. La strada, uscendo da Bergamo, passava per Zogno, Piazza e la Val Brembana, saliva al passo di san Marco per poi scendere a Morbegno, il che rendeva assai vantaggiosa l’utilizzazione di tale via. La strada, larga tre metri, era percorribile fino a Mezzoldo ed oltre Albaredo da “birozzi” (birocci), ovvero carri a due ruote; nel tratto intermedio, che scavalcava il valido di S. Marco, con animali da soma a pieno carico.
Si trattava di un manufatto ben costruito e tenuto, grazie ai numerosi muri di sostegno, canali di scolo, parapetti, piazzole di sosta, fontane e siti di sosta per il riposo. Non costituiva per Venezia un’insidia, in quanto dal punto di vista militare era facile da presidiare: bastavano un centinaio di soldati disposti nei punti strategici per bloccare eventuali invasioni di eserciti nemici e proteggere i mercanti; gli otto ponti sul torrente Bitto, costruiti per servirla, inoltre, in caso di necessità potevano essere distrutti, bloccando l’avanzata dei nemici. A Mezzoldo e ad Albaredo furono edificate una dogana e una stazione di posta. Appena sotto il passo di san Marco (che proprio da allora venne dedicato al santo protettore di Venezia e che era uno dei più bassi ed agevoli sull’intero arco orobico), sul versante della bergamasca, fu eretto un rifugio a due piani, con stalle e locali di ristoro, il cui edificio è ancora oggi conservato ed adattato a rifugio (Rifugio Casa Cantoniera Ca’ San Marco); ai gestori del rifugio toccava, oltre al compito di ospitare mercanti e soldati, anche quello di tenere aperta e pulita la strada durante l’inverno.
Dobbiamo tener presente che in quel periodo la pulizia invernale era più agevole di quanto non lo sia ora: le condizioni climatiche, sul finire del Cinquecento, risentivano, infatti, di un innalzamento medio sensibile delle temperature che si estese dal Medio-Evo ad almeno tutto il Seicento e che permetteva, per esempio, di coltivare le patate, in val d’Orta, nella Valle di Albaredo, a 1700 metri di quota. Questo dato di storia del clima aiuta a comprendere la vitalità di una via commerciale così alta e, nel contempo, la sua successiva decadenza, quando, fra i secoli XVIII e XIX, le condizioni climatiche mutano decisamente e si va incontro ad una sorta di piccola glaciazione. I resoconti del volume di traffici che sfruttavano la via Priula testimonia questa vitalità: “…dalla valle transitano i ricchi convogli di mercanzie da e per Venezia, 684 colli di merce varia dall’Italia verso l’Europa centro-occidentale e 784 in direzione inversa… (da un rapporto segreto citato nell’opera di Patrizio Del Nero “Albaredo e la Via di San Marco”, Editour, 2001). Ecco qual è l’origine di quei rapporti saldissimi fra Albaredo e Venezia, i cui segni colpiscono ancora chi si trovasse a visitare il paese orobico e sostasse nella sua centrale piazza… S. Marco, dove la statua del leone, simbolo dell’Evangelista, è posta quasi a guardia della chiesa e dove un dipinto collega idealmente questa piccola piazza orobica alla più illustre ed universalmente nota piazza di Venezia.”
Del primo tratto della via, prima che fosse tracciato quello più impegnativo che sale al passo, e dei nuclei che vi si trovano parla anche Feliciano Ninguarda, vescovo di Como di origine morbegnese, nel resoconto della sua visita pastorale del 1589: “Sul monte sopra Morbegno lungo la strada verso la giurisdizione di Bergamo, distante due miglia da Morbegno c’è la frazione di Valle con quaranta famiglie tutte cattoliche, dove esiste la chiesa di S. Matteo apostolo, il cui rettore è il sacerdote Melchiorre di Appiano diocesi di Milano. A mezzo miglio a sinistra della frazione si trova Arzo con quarantacinque famiglie tutte cattoliche, con la chiesa di S. Giovanni Battista, unita alla chiesa di Valle. Vicino c’è Tertusei con sei famiglie cattoliche parimenti soggetto a detta chiesa e a destra non lontano dal villaggio di Valle c’è Campo Erbolo con circa trenta famiglie, soggetto alla ricordata chiesa di S. Matteo. Sullo stesso monte a un miglio oltre Campo Erbolo c’è Albaredo con sessanta famiglie tutte cattoliche, con la chiesa vicecurata dedicata a S. Rocco; ne è rettore il sacerdote Giovan Battista Quadrio Peranda di Morbegno”.
Nella “Guida alla Valtellina” del 1884, edita dal CAI di Sondrio a cura di Fabio Besta (II ed.), si legge: “Una strada di recente costrutta, quasi carrozzabile, lascia Morbegno e con brevi e numerosi andirivieni, attraverso vigneti e selve, sale le falde del monte, fino a entrare nella valle del Bitto per la pendice orientale, al di sopra del profondo e dirupato burrone per cui essa trova sbocco. Poi in ripida salita, passando attraverso vari casolari, e sempre per luoghi ameni, conduce ad Albaredo (800 m.) (421 ab.). di là una strada mulattiera ben tenuta sale ancora per poco fino ai casali di Sarten e alla Madonna delle Grazie, poi, abbassandosi, raggiunge il torrente che scende dalla Valle Pedena… , quindi, attraversando con varie giravolte una stupenda foresta di abeti e larici, sale al dosso Cerico, casolare in amenissima posizione. Poscia continua addentrandosi nella Val d’Orto fino al passo (1826 m. ), in prossimità del quale vi ha una cantoniera o casa di rifugio detta Ca di San Marco, dove i viaggiatori possono trovare conforto di cibo e qualche letto per riposare. Da Ca di San Marco, per la Val Mora, si scende ad Averara, e quindi a Olmo sul Brembo, e di là a Piazza, a S. Pellegrino e a Bergamo. Da Morbegno al passo occorrono circa cinque ore e mezza di cammino; dal passo a Olmo circa tre ore. La Strada di San Marco, dichiarata provinciale, è mantenuta lungo la Valle del Bitto a spese dell’intera Provincia. Essa è la migliore e la meno alta fra le varie strade che attraversano la catena Orobia. È tuttavia molto frequentata: in passato, prima della costruzione della strada carrozzabile da Lecco a Colico, era frequentatissima giacchè per essa passavano le mercanzie che da Venezia e dallo Stato Veneto si importavano nella Svizzera e Germania orientale per i valichi dello Spluga, del Septimer e del Maloja.”
I segni di questa gloriosa via non sono interamente cancellati; anzi, possiamo ripercorrerne ampi tratti, dedicando due giornate nella salita da Morbegno al passo di San Marco. Percorrerla significa immergersi in una storia non lontana, che mostra ancora segni profondi nei luoghi che attraversiamo, ma anche porsi nella condizione di scoprire molte delle bellezze della valle del Bitto di Albaredo, che offre una varietà di possibilità escursionistiche molto più ampia di quanto si sospetterebbe.

ALTA VIA DEI MONTI LIGURI

Domenica 17 settembre 2017

Gita escursionistica alta via dei monti liguri

 

Gita escursionistica sui sentieri delle Alpi Liguri, nel retroterra di Arenzano (ponente genovese). Si tratta di un percorso in una zona di grande interesse ambientale (geoparco mondiale UNESCO del Beigua, la più vasta area naturale protetta della Liguria) ed estremamente panoramica; è infatti il tratto di crinale in cui le Alpi sono più vicine al mare, permettendo quindi ampie vedute che possono arrivare sino alla Corsica nelle giornate più terse.

Ritrovo: Morbegno, ore 6,00 Piazza Stazione
Dislivello in salita: 900 m
Difficoltà: E
Attrezzatura: da escursionismo di media montagna
Tempo di percorrenza: 5 ore complessive
Programma: 
– ore 10,00 inizio escursione nel Parco del Beigua con pranzo al sacco
– ore 16,00 rientro ad Arenzano
– sosta in spiaggia (possibilità di bagno)
– ore 18,00 Partenza per Morbegno
– rientro previsto verso le ore 22,00
Quota di partecipazione: 25 Euro per il pullman (min.30 persone)
Iscrizione: obbligatoria, entro mercoledì 13 settembre, via e-mail info@caimorbegno.org oppure contattando:
Alessandro 349 4661875
Marco 348 9491422

 

ESTATE SULLE DOLOMITI (programma)

WEEKEND 31 AGOSTO – 3 SETTEMBRE 2017

PROGRAMMA:

1° GIORNO giovedì 31/08 partenza ore 9,00 da P.zza S.Antonio a Morbegno con mezzi propri, sosta alle ore 12 a Cless (TN) in Val di Non ( spuntino), arrivo a Pozza di Fassa per le 15,00 e sistemazione presso l’albergo Montana (www.hotelmontana.tn.it)
Passeggiata tonificante post viaggio per il paese o su due itinerari:
Malga Aloch – Pozza
Re Laurino Pozza-Pera

2° GIORNO venerdì 01/09  gita sul Catinaccio:
– Giro del monte Catinaccio e via ferrata del Passo Santner (EEA)
– Escursione dal Rifugio Gardeccia al Rifugio Vajolet (E), fino al Passo Santner (EE)
– Escursione al Passo Principe (E)
– Torri del Vajolet, Stabeler via normale (IV° arrampicata)

3° GIORNO sabato 02/09 gita Passo Sella/Passo Pordoi
– Sassopiatto (giro del Sasso Piatto) dal Passo Sella (E)
– Sass de Mezdì e Anter Sass da Plan de Schiavanes (EE)
– Città dei sassi al Passo Sella (falesie di arrampicata)

4° Giorno domenica 03/09
– Lagusèl il giro da Pozza di Fassa
– Rientro in Valtellina nel primo pomeriggio

Gli itinerari proposti possono subire delle variazioni in base alle condizioni meteo e alle volontà dei partecipanti.

Attrezzatura: da escursionismo in alta montagna, casco imbrago e kit da ferrata (per le escursioni che lo prevedono), attrezzatura  d’arrampicata per vie o falesie presenti in zona.

 

 

Anello dello SPADOLAZZO

GITA ANNULLATE PER BRUTTO TEMPO

                                             

                                                     PIZZO SPADOLAZZO 2720 m

Ritrovo: Morbegno, domenica 6 agosto ore 7,00 P.zza S.Antonio (mezzi propri)

Il Pizzo Spadolazzo 2720 m, al centro fra la Valle di S. Giacomo e la Val Niemet, circondato da Cime più note che superano i 3000 m è uno dei punti panoramici di maggior pregio della zona.

La via di salita “normale”, risale la cresta Sud Est proveniente dal Passo Emet; per scendere però, in direzione del Passo dello Spluga, fino al Passo Suretta. Possibilità di scendere in Svizzera nell’isolata Valle Ursaregis, alla cui testata si trova il Lago Ghiacciato. Una meravigliosa traversata sotto il versante Nord Est dello Spadolazzo, ci ricondurrà al punto di partenza.

Località di Partenza –

Stuetta di Montespluga (SO) (1905 m s.l.m.) per il rifugio Bertacchi

Dislivello – 900 m          Difficoltà – E / EE       Tempi di percorrenza – 6 ore per l’intero anello.
Attrezzatura: da escursione di alta montagna