CAPANNA SASC FURA – Uscita n. 40 del 19.08.2026

A giugno di quest’anno è stato riaperto il tracciato originale per raggiungere la Capanna Sasc Fura da Bondo.
Sono state effettuate delle modifiche per rendere sicuro il sentiero distrutto dalla grande frana del Cengalo del 2017. Si percorre in auto il fondovalle della Val Bondasca fino al parcheggio n. 1 e si attraversa il torrente omonimo su un nuovo ponte ad arco di 81 m. in località Salvartigh a 1190 m. Quindi si peccorre il nuovo sentiero attraverso un bosco di conifere gigantesche, si supera il torrente Trubinasca con un altro ponte nuovo e si prosegue lungo il fianco della valle per incrociare il vecchio tracciato che sale ripidissimo e con varie scalette in legno verso la capanna Sasc Fura a 1904 m. ai piedi del mitico Pizzo Badile e con una vista straordinaria sulle Sciore ed il Cengalo. Per ammirare più da vicino la magnificenza dei giganti di granito, si può continuare a salire oltre il rifugio per circa un’ora, seguendo il sentiero che porta ad incrociare il Viale (Sentiero chiuso) ormai all’attacco dello Spigolo del Badile.
Occorrono: conferma e scarponi (EE).
Partenza ore 7,30 da Park San Giuseppe.

MARIO PANZERI

 

Siamo arrivati all’ultimo appuntamento della rassegna Montagne di sera – Storie di alpinismo e dintorni. Ti aspettiamo per una serata davvero speciale insieme a un grande protagonista della montagna.

  • Ospite: Mario Panzeri
  • Incontro: “I miei 14 ottomila”
  • Quando: Venerdì 12 giugno alle ore 21:00
  • Dove: Museo di Storia Naturale di Morbegno

Mario Panzeri ci racconterà le sue avventure sulle vette più alte del mondo. Alpinista e Guida alpina dal 1987, ha scalato le principali cime alpine ripetendo le classiche e compiendo alcune prime in solitaria, invernali e concatenamenti. Ha inoltre aperto nuovi itinerari. Oltre alle esperienze himalaiane, ha scalato nel 1985 lo spigolo nordovest dell’Ama Dablam in Nepal, ha aperto una nuova via sull’Aiguille Poincenot in Sud America e salito il Huascarán. Ha inoltre effettuato tentativi all’Hornbein Couloir dell’Everest e alla parete Ovest del Makalu.

Nel 2004 ha partecipato alla spedizione “K2 2004 Cinquant’anni dopo”, organizzata da Agostino Da Polenza per celebrare i 50 anni dal primo raggiungimento della vetta del K2, opera di una spedizione italiana

Sarà un’occasione unica per ascoltare storie di coraggio, fatica e grandi passioni.

Come sempre, l’ingresso è libero e gratuito.

Non mancare!

50 ANNI DI SASSISMO

CHIARA AL FITZ ROY

Riprendono, dopo una lunga pausa i “martedì del CAI”.

Lo facciamo con una protagonista al femminile, Chiara Gusmeroli, forte alpinista locale.
Chiara, 27 anni, valtellinese affezionata, è nata e cresciuta a Talamona.  Inizia a frequentare la montagna da piccola, apprezzandone fin da subito il senso di libertà ed avventura. Con gli anni si avvicina a diverse attività che tutt’ora pratica nelle varie stagioni dell’anno, variando tra scialpinismo, alpinismo, arrampicata su roccia e su ghiaccio. Le Alpi, la Valtellina ed in particolare la Val Masino restano la sua comfort zone anche se negli ultimi anni ha scoperto quando sia bello viaggiare e scoprire il mondo con un saccone sulle spalle.
L’estate scorsa, assieme a Matteo De Zaiacomo dei Ragni di Lecco, ha salito diverse vie impegnative sul gruppo del Badile e Cengalo, aprendone anche di nuove.
Al momento è appena rientrata dalla Patagonia, dove ha salito, sempre con De Zaiacomo, il Fitz Roy, mitica e arcigna cima tra l’Argentina ed il Cile.
Martedì Chiara ci porterà, con immagini spettacolari, lungo le lisce pareti granitiche della Valmasino e della Patagonia.
Appuntamento quindi per martedì 19 marzo, ore 21,00, presso la sede CAI di Via San Marco, a Morbegno

MONTE ADAMELLO

 

Introduzione:

Salita alla vetta più alta dell’Adamello, dal versante bresciano, e precisamente dalla Val Camonica. La valle di accesso, è la Val d’Avio, che è una convalle della Val Camonica, accessibile da Temù.

Accesso:

La Val d’Avio è una convalle della Val Camonica: a quest’ultima si arriva seguendo le indicazioni per Edolo. Giunti a Edolo si prosegue verso il Passo del Tonale fino a Temù. Dal centro del paese si prende a destra la strada che risale la Valle dell’Avio (indicazioni), che si percorre tutta in direzione delle dighe. Giunti a Malga Caldea, in corrispondenza di un piano, la strada è interrotta da una sbarra dove si parcheggia l’auto.

Descrizione della salita:

1° GIORNO – Malga Caldea (1584) Rif. Garibaldi (2553) h 4.00
Dai parcheggi presso Malga Caldea (1584 m) si imbocca la strada di servizio delle dighe (asfaltata) che, dopo aver attraversato il torrente, risale con ampi tornanti sul versante sinistro della valle, fino a giungere al primo invaso artificiale (1900 m, 1 ora). Si segue la strada, (sentiero n°11) da qui in avanti sterrata, che costeggia i laghi dell’Avio e Benedetto. Al termine del secondo lago, una breve salita nell’ultimo tratto di bosco conduce a Malga Lavedole (2044 m, 1.45 ore). Da qui si seguono le indicazioni per il rifugio Garibaldi: un ultimo tratto tra i detriti conduce verso la diga del lago artificiale del Venerocolo, dove a breve distanza sorge il rifugio Garibaldi (2553 m, 4 ore).
2° GIORNO – dal Rif. Garibaldi al Monte Adamello (3554) passando dal Passo Brizio e dal Passo degli Italiani.
Dal rifugio, ci si dirige verso la diga e la si oltrepassa, portandosi sull’opposto lato del lago del Venerocolo, dove si riprende il sentiero n° 11 che ci porta ai piedi della ferrata. Da qui, in circa 20 minuti, lungo una parete attrezzata (con scalini e cavi) si raggiunge il Passo Brizio 3149m dove c’è il Bivacco Zanon-Morelli. Arrivati al passo, seguire i segnavia a destra, che consentono di scendere sulla Vedretta del Mandrone con un percorso attrezzato che evita il canale detritico e franoso sotto il bivacco (raggiungibile con il percorso attrezzato che parte a sx dal passo). Si perdono un centinaio di metri di dislivello. Dalla vedretta del Mandrone si sale a destra lungo il margine del ghiacciaio fino a quando è possibile salire sulla cresta che ci porta al Passo degli Italiani. Al di là del passo, si accede al Pian di Neve, e tenendosi sempre il più possibile in quota, si passa sotto la vetta del Monte Falcone, fino ad arrivare ai piedi delle roccette con passaggi di I° e II° grado. Superate le roccette, si arriva in vetta.

Discesa:
Per la discesa rifare a ritroso il percorso dell’andata.

L’itinerario ha uno sviluppo non indifferente (17 KM A/R dal rifugio).

VON SCERSCEN

Anteprima cinematografica del film

VON SCERSCEN – Diario di un’indagine”

A Sondrio verrà presentato l’ultimo film diretto da Mirko Sotgiu, tratto da “Diario di un’indagine” di Massimo Vener e girato in Valmalenco

IL FILM VERRÀ PROIETTATO PER LA PRIMA VOLTA AL CINEMA EXCELSIOR DI SONDRIO IL 24 FEBBRAIO 2022 ALLE ORE 21:00 ALLA PRESENZA DEL REGISTA E DEL CO-AUTORE MASSIMO VENER

Ambientato tra i ghiacciai della Valmalenco, racconta la storia di un ignoto scomparso sul ghiacciaio dello Scerscen. Il suo corpo è stato ritrovato mummificato nel 2007 da una guida alpina, Paolo Masa.

Non si sentirà più parlare dell’alpinista deceduto, sotto la capanna Marco e Rosa, fino al 2014, quando un’escursionista con il suo cane, in gita, ritroverà una testa con alcuni brandelli di tessuti, nello stesso luogo.

Il mistero dell’alpinista ignoto inizia da quel momento, grazie alle indagini di un ex-finanziere con la passione per la scrittura e lo studio delle analisi scientifiche.

Ispirato a una storia vera, il film ripercorre i momenti salienti grazie alla partecipazione dei reali protagonisti.

Massimo Vener è lo scrittore protagonista di un’intensa storia di ricerca e indagine, legata al ritrovamento del corpo mummificato rimasto conservato tra i ghiacci e le rocce del ghiacciaio dello Scerscen superiore in Valmalenco, provincia di Sondrio.

Con dedizione minuziosamente scientifica, Massimo ha dedicato negli ultimi tre anni, tutto il suo tempo per ricostruire quanto fosse accaduto allo sconosciuto alpinista.

Da questa storia rivelatasi via via più appassionante, che intreccia ghiacciai, territori, personaggi locali, rifugi, il CAI e molti esperti di vari settori della montagna e della scienza, è nato il film documentario.

“Von Scerscen” è il nome di fantasia dato da Massimo all’ignoto scomparso, interpretato da Marcello Zenoni, per la prima volta sul grande schermo, e dalla voce di Giuseppe Cederna .

Secondo il regista Mirko Sotgiu: “La montagna è un luogo fatto di storie, un intreccio continuo di avvenimenti che con il tempo arricchiscono sempre più i nostri territori rendendoli unici”

Il film mostra un’alternanza di scene di finzione, molto suggestive, e di ricostruzione degli accaduti, con riprese durante lo studio e la ricerca condotta da Massimo e altri esperti.

Girato dalla troupe specializzata OpenCircle in condizioni molto particolari fino ai 3600m di altitudine della Capanna Marco e Rosa, la produzione ha impiegato 2 anni nella realizzazione, anche per i ritardi a causa della pandemia.

Il progetto è stato portato a termine grazie anche al contributo della Cineteca Nazionale del CAI e della Sezione Valtellinese del CAI di Sondrio oltre che degli operatori valtellinesi e lombardi come i gestori dei rifugi Marco e Rosa e Zoia, il supporto logistico di Elitellina, la collaborazione del Servizio Glaciologico Lombardo.

LA MONTAGNA A CASA

 


                                                       CLUB ALPINO ITALIANO

                                                        “LA MONTAGNA A CASA

                                APPUNTAMENTO CON IL CINEMA DI MONTAGNA


Rassegna on line dei film della Cineteca del Club alpino italiano,in collaborazione con Sondrio Festival e Parco nazionale delle Stelvio

I film saranno visibili sul canale Youtube del Cai.
Il primo appuntamento è venerdì 3 aprile alle ore 21 con “Solo in volo” di Luca Maspes.

 

 

Milano, 2 aprile 2020

 

Una sala cinematografica virtuale per vedere una selezione di film di montagna. Con “La montagna a casa” il Club alpino italiano porta l’alpinismo, la natura e molto altro nelle case di tutti gli italiani.

 

L’iniziativa – che si aggiunge alle altre già messe in campo dal Cai per mettere a disposizione gratuitamente contenuti di qualità per affrontare questa lunga emergenza – è realizzata in collaborazione con Sondrio Festival – Mostra internazionale dei documentari sui parchi – e con il Parco Nazionale dello Stelvio.

Lungometraggi, cortometraggi e documentari della rassegna fanno parte del catalogo della Cineteca del CAI e di quelli dei partner. Un ringraziamento va a registi, produttori e distributori che hanno messo a disposizione gratuitamente film per questa iniziativa.

 

I film saranno a disposizione settimanalmente sul canale Youtube “CAI Club alpino italiano” (http://www.youtube.com/c/CAIClubAlpinoItaliano) per un’unica proiezione serale alle ore 21, e per una successiva replica  il giorno dopo alle 16.

Il Cai annuncerà ogni settimana i film in cartellone e i giorni di proiezione tramite i suoi canali ufficiali: gli interessati sono invitati quindi a seguire il sito cai.it, il notiziario on line loscarpone.cai.it e i profili Cai sui principali social network. La programmazione inizierà il 3 aprile e cesserà il 30 giugno, salvo eventuali proroghe.

 

Il primo titolo, “Solo in volo” di Luca Maspes (Italia, 2018, durata 31 minuti), messo in programma grazie alla collaborazione con la Fondazione Luigi Bombardieri, sarà visibile venerdì 3 aprile alle ore 21 a questo link https://www.youtube.com/watch?v=IlxgnHTKWt8 e resterà poi eccezionalmente a disposizione di tutti sul canale Youtube del CAI.

 

Il film è il ritratto di Luigi Bombardieri: nato a Milano nel 1900, visse la sua vita a Sondrio, dove lavorava come direttore di banca. Trascorreva tutto il tempo libero fra i monti e la Sezione del Club alpino della sua città, a cui era a tal punto legato da lasciarle in eredità tutti i suoi beni. A lui si deve l’intuizione che solo l’utilizzo degli elicotteri avrebbe potuto fare la differenza fra la vita e la morte nei soccorsi in montagna. Grazie alle ardite imprese nel massiccio del Bernina con le Guide alpine e all’esperienza diretta, elaborava idee innovative per l’alpinismo e la frequentazione dell’alta quota. Morì nel 1957, proprio nel tentativo di sperimentare la sua idea, precipitando sotto il “suo” Rifugio Marinelli.
Mezzo secolo dopo, Maurizio Folini, Guida alpina e pilota di elicotteri, ha traghettato la stessa idea di Bombardieri dal gruppo del Bernina al Nepal, sulle montagne più alte del mondo, riuscendo a soccorrere alpinisti a quote record e aiutando la popolazione civile dopo il terremoto del 2015. I successi ottenuti spingono Folini a proseguire ancora oggi la sua opera di insegnamento delle tecniche di elisoccorso ai futuri piloti che opereranno in Himalaya, credendo fortemente nei valori di Bombardieri, da trasmettere ai giovani, e della montagna come scuola di carattere, di onestà, di solidarietà umana e di amore per la natura.

 

 

LINK

Il trailer di “Solo in volo”: https://vimeo.com/263366720

Il sito del Sondrio Festival http://www.sondriofestival.it/
Il sito del Parco Nazionale dello Stelvio http://www.stelviopark.it/

 

 

Ufficio stampa Club Alpino Italiano

mob +39 366 4912550

tel.   +39 051 8490100

 

Cervelli In Azione s.r.l.
Via Antonio Silvani 6/C

40122  Bologna

Le montagne sanno aspettare

Io resto a casa: un invito alla responsabilità, in questi giorni di emergenza per la diffusione del Covid-19, valido anche per chi va in montagna.

Il Club Alpino Italiano lancia un appello ai propri Soci e a tutti gli amanti delle Terre alte, chiedendo di rispettare la prescrizione governativa a non uscire di casa se non per comprovate necessità; il che equivale a rinunciare, per qualche tempo, e nell’interesse generale, alla frequentazione di sentieri, rifugi, vie alpinistiche e pareti ed in particolare nella nostra zona allo scialpinismo ed alle escursioni con le ciaspole. 

Gli appassionati di montagna già sanno che, talvolta, è necessario saper rinunciare ad una vetta per non mettere a repentaglio la sicurezza propria, dei compagni e degli eventuali soccorritori in caso di incidente. Tutto questo è senso di responsabilità.

Solo in questo modo sarà possibile difendere il bene prezioso della salute, salvaguardando, nel contempo, il lavoro di medici ed infermieri che si stanno prodigando in modo encomiabile ed evitando che un sistema sanitario già messo a durissima prova si trovi nella impossibilità di prestare idonee cure a tuti coloro che ne avessero bisogno.

OSCAR BELETTI

La più grande avventura
           ….è conoscere se stessi.

I racconti, frutto di avventure e condivisioni, coprono un lunghissimo periodo di esplorazioni nelle Orobie e sono organizzati nell’arco alpino da Ovest verso Est. Tra loro non vi è una logica consequenziale se non quella della voglia di andare, di cercare e cercarsi, di “capire se si è capito” e, complici l’anima e gli Dei, nell’attraversare, attraversarsi. Sono diari di viaggio che affrontano “sentieri” per lo più inediti e, senza dubbio, itinerari che stanno fuori e dentro di noi. Vi metteranno alla prova, vi aiuteranno (spero) ad indagare nel concreto sul corpo e nell’anima. Vi faranno scoprire una vostra maniera di andare, guardare, vedere e possibilmente affrontare il valore della “lentezza”. Questa raccolta è nello stesso tempo un’occasione, un punto di vista, un generatore di dubbi, di idee, un libro fotografico, un manuale di scialpinismo e… un’autobiografia. Scritto senza presunzioni, perché possiate incontrarvi e soprattutto fare tesoro di ciò che non sta scritto, di ciò che scatenerà, di tutto ciò che ancora insieme potremo immaginare. Per il poi… si vedrà.

Oscar Beletti