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Valli del Bitto

Monte Rotondo

  • Accesso:

    strada comunale che da Pedesina sale verso la località Masoncelli  (1225 m)

  • Dislivello:

    1371 m (più altri 60 m ca lungo la discesa)

  • Tempi:

    4.30 h

  • Difficoltà:

    E/EE

  • Segnaletica

    discontinua

La partenza è in località Chignoletto, a quota 1125 m. Appena superato un tornante destrorso della strada comunale che sale dalla chiesetta di San Rocco a Pedesina, un cartello indicatore indirizza a sinistra lungo l’itinerario 115. Conviene seguire il sentiero segnalato nonostante questo compia qualche giro vizioso. Giunti alla località Masoncelli (1211 m), si piega a destra e, dopo un tratto in lieve pendenza, inizia la risalita del bosco. La traccia è ben visibile e ottimamente segnalata. Al termine del bosco l’Alpe Combanina (1519 m). Risalito il prato, si passa accanto a due baite dietro le quali, vicino ad un abbeveratoio, ci si immette su un sentiero che conduce ad un terrazzo roccioso dal quale si gode uno splendido panorama sulla testata della Valgerola. Alcuni metri più a monte una marcata traccia sulla sinistra fa guadagnare quota per raggiungere il margine del Dosso di Combanina, la cui dorsale è visibile poco più in alto a destra. Qui ci si innesta sulla GVO (Gran Via delle Orobie). Si procede con percorso pianeggiante lungo la comoda mulattiera e, trascurato il sentiero che, a sinistra, si dirige in leggera discesa alla Casera di Combana, si raggiungono ben presto i pascoli dell’Alpe Combana nelle vicinanze di una baita (1700 m). Piegando gradualmente a sinistra si passa a monte  dei caselli dell’acquedotto e si raggiunge una baita (1810 m).  Rimontato un tratto ripido di pascolo, il sentiero spiana ed aggira da Sud il dosso che separa l’Alpe Combana dall’Alpe Stavello in un suggestivo ambiente montano, habitat ideale per la fauna selvatica. In breve si arriva al complesso di costruzioni della casera di Stavello (1944 m – 2.30), sottoposto ultimamente ad un felice intervento di ristrutturazione, edificato su un ameno ed invitante dosso panoramico.
Alle spalle della casera si sale lungo la valle di destra avendo come riferimento alcuni grandi ometti in pietra. Raggiunti i pascoli superiori, si transita nei pressi di una baita e si affronta il pendio sempre più ripido che porta sul crinale ad una quota di circa 2370 m. Piegando a sinistra si percorre la cresta decidendo, tratto per tratto, se seguire il filo oppure procedere sul versante orientale (quello occidentale verso la Val Lesina è molto dirupato).  La pendenza diventa gradualmente più forte e bisogna superare un dislivello di 120 m per arrivare finalmente sulla cima del Monte Rotondo (2496 m – 4.30 h), dove troneggia una bella statua bronzea. Il Monte Rotondo, quota trigonometrica nodale fra la Valgerola ad Est, la Val Lesina a Sud-Ovest e la Valle di Fraina a Nord-Ovest, domina incontrastato l’orizzonte circostante.

Variante – Chi non volesse cimentarsi con itinerari inediti, potrebbe, dalla casera di Stavello, percorrere la comoda mulattiera su cui transita anche la GVO, salire alla bocchetta di Stavello (2201 m) e raggiungere Monte Rotondo lungo la sua cresta Sud-Est.

Discesa – Si abbandona la cima percorrendo la lunga cresta Sud-Est che digrada alla volta della Bocchetta di Stavello (2201 m) dove si incontra una serie di strutture fortificate che risalgono, come quelle di altre località della Valgerola, alla Prima Guerra Mondiale. Sui detriti, a far da corona ai sassi, fanno bella mostra di sé graziosi cuscinetti di fiorellini rosa. Sono l’Androsace brevis, una primulacea presente solo su questa dorsale spazzata dal vento. Si scende dal passo, prima direttamente con qualche zig-zag, poi traversando a sinistra su una scarpata di sfasciumi. All’incirca verso i 2100 m si abbandona il sentiero segnato (questo conduce all’Alpe Stavello) e si scende con percorso libero per entrare nella vallecola che porta  alle baite indicate sulle carte come Svanollino (1852 m), traduzione arbitraria della voce dialettale  Baiti di Sguanulign.
Si imbocca a sinistra un sentiero pianeggiante. Quando inizia la risalita della mulattiera  che porta alla casera di Stavello, si scende nella Val di Pai lungo un sentiero ben marcato che attraversa  un bosco rado. Qui il pendio si fa più dolce e aperto e il sentiero si avvicina al corso del torrente che scorre a destra, incassato fra sponde ripide, nascoste dai cespugli di ontano.  Piegando a sinistra si fiancheggiano alcune baite in disuso (1597 m) e si raggiunge un ponte sul torrente (1530 m). Senza attraversare il ponte, si prende a sinistra lungo il sentiero che risale la sponda per una sessantina di metri fino al margine inferiore dell’Alpe Combana. La quota è circa 1590 m. Da questa località non ci sono più segnalazioni. Trascurata la pista che sale alla volta della casera di Combana, si prosegue verso destra lungo il sentiero che, superati alcuni valloncelli, percorre tutto il versante sinistro della Val di Pai. A quota 1550 circa, in corrispondenza di un bivio, occorre imboccare la traccia che, verso destra, si abbassa a valle di una bastionata rocciosa.  Il sentiero è rinselvatichito, ma è facilmente intuibile e il suo fondo è buono, perché si tratta della vecchia mulattiera, oramai scarsamente utilizzata, che costituiva il collegamento più diretto fra i Masoncelli di Pedesina e l’Alpe Combana. Raggiunta la località Masoncelli (1211 m), si percorre il tratto già affrontato in salita fino all’automobile

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