Anello dello SPADOLAZZO

GITA ANNULLATE PER BRUTTO TEMPO

                                             

                                                     PIZZO SPADOLAZZO 2720 m

Ritrovo: Morbegno, domenica 6 agosto ore 7,00 P.zza S.Antonio (mezzi propri)

Il Pizzo Spadolazzo 2720 m, al centro fra la Valle di S. Giacomo e la Val Niemet, circondato da Cime più note che superano i 3000 m è uno dei punti panoramici di maggior pregio della zona.

La via di salita “normale”, risale la cresta Sud Est proveniente dal Passo Emet; per scendere però, in direzione del Passo dello Spluga, fino al Passo Suretta. Possibilità di scendere in Svizzera nell’isolata Valle Ursaregis, alla cui testata si trova il Lago Ghiacciato. Una meravigliosa traversata sotto il versante Nord Est dello Spadolazzo, ci ricondurrà al punto di partenza.

Località di Partenza –

Stuetta di Montespluga (SO) (1905 m s.l.m.) per il rifugio Bertacchi

Dislivello – 900 m          Difficoltà – E / EE       Tempi di percorrenza – 6 ore per l’intero anello.
Attrezzatura: da escursione di alta montagna

 

 

PIZZO TRESERO

 

                             Pizzo Tresero – 3594 m

 Per domenica 23 luglio, è prevista l’uscita alpinistica al Pizzo Tresero,  una vetta del gruppo Ortles-Cevedale e della famosa traversata delle “13 cime” del Ghiacciaio dei Forni.

      RELAZIONE
(via normale dal Passo Gavia)

Descrizione della salita:

Di fronte al Rifugio Berni (q. 2541 m) parte il sentiero segnalato con il N.25 che si segue, dopo aver attraversato un ponte che scavalca un torrente, in falsopiano e che con leggeri saliscendi porta, dopo cica una decina di minuti, ad un bivio con tabelle che chiaramente indicano i vari sentieri. Noi seguiamo il sentiero N.41, che dopo un po´, in leggera discesa, ci porta ad un ponte, chiamato dell´amicizia, e che attraversa il torrente che scende dalla Vedretta del Dosegù. Ora il sentiero, sempre ben evidente e ben segnalato, comincia a risalire le balze moreniche poste ai piedi della cresta sud-ovest della nostra cima, fino ai piedi di un anfiteatro morenico che si attraversa in piano (ometti) e che in fondo al quale comincia la salita sul ghiacciaio. Dapprima si risale ripidamente questo primo tratto di ghiacciaio (sulla nostra sinistra si può scorgere il Bivacco Seveso, posto proprio sulla cresta), poi tenendosi sempre nei pressi delle rocce alla base della cresta si prosegue con minore pendenza superando poi un costolone di roccia che scende dalla cresta e raggiungendo a sinistra un ripido nevaio che, seguendolo fino all´apice ci porta sulle rocce di cresta. Il passaggio per montare sulla cresta dal nevaio, essendo costituito di un piano inclinato piuttosto avaro di appigli, è stato attrezzato con una catena. E´ comunque un passaggio di pochi metri, dopo i quali si è sulla cresta, la quale inizialmente è piuttosto stretta ed esposta, ma via via diviene più agevole e in pochi minuti ci porta in vetta dove ci attende una grande croce.

Discesa:

Come per la salita.

Ritrovo: ore 5,30 Piazza S.Antonio (mezzi propri)
Dislivello: 1100 m
Difficoltà: F+
Attrezzatura: 
da alpinismo (imbrago con cordino e moschettone, picozza, ramponi e casco)
Iscrizione: obbligatoria, entro venerdì 21 luglio in sede, via mail info@caimorbegno.org, o contattando:
Emil 339 6226883
Francesco 342 0087057

Via Ferrata “Sentiero dei Fiori”

                                                          RELAZIONE

Il percorso attrezzato che, ad oggi, si snoda dal Passo Castellaccio a Passo Pisgana, ricalca la via di arroccamento che gli Alpini utilizzarono durante la prima Guerra Mondiale per collegare le postazioni installate in cresta. Il percorso è, nel tempo, in continuo sviluppo ed attualmente è caratterizzato dalla possibilità di interromperlo in 4 punti che nello stesso tempo ne identificano anche le diverse difficoltà del percorso stesso. Il nome “sentiero dei Fiori” non deve trarre in inganno in quanto si tratta di una via d’alta montagna sviluppata alla quota media di 3000mt da affrontare con adeguata attrezzatura e preparazione in particolare se si pianifica di chiudere l’escursione ad anello e di affrontare il lungo tratto da cima Payer a Passo Pisgana.
Per la nostra gita di domenica 16 luglio, valuteremo sul posto in base all’affluenza di alpinisti e le tempistiche se chiudere la ferrata con la prima uscita al bivacco Lagoscuro oppure con la seconda dopo il passo Lagoscuro.

AVVICINAMENTO

Saliti al Passo Paradiso tramite gli impianti, si segue la traccia di sentiero n.44 -continui segnavia colorati- ,che passa nei pressi di un monumento ai caduti, fino a portarsi sotto le morene del Passo del Dito e del Passo Castellaccio (sulla destra della conca guardando il ghiacciaio Presena). In salita inizialmente tramite salti rocciosi poi lungo sentiero si raggiunge il Passo del Castellaccio-2960 m-1.15 h. Poco sotto il Passo si trovano ancora numerosi resti di filo spinato che era stato collocato per rendere difficoltoso l’accesso al Passo da parte austriaca. Dal Passo, la visuale si apre sull’ampio ghiacciaio del Pisgana  ed una parte della cresta lungo la quale si sviluppa la via. Il “Sentiero dei Fiori” inizia qui, così come evidenziato dalla segnaletica  e cartellone storico-descrittivo  che si ritroverà lungo il percorso nei punti di maggior interesse.

LA FERRATA

  Indossato l’equipaggiamento si inizia la cresta superando pochi metri di materiale detritico, e si perviene da subito nei pressi di una postazione di artiglieria  dalla quale inizia una lunga cengia attrezzata con cavo e catena. La prima parte della cengia è caratterizzata da un lieve sali-scendi aiutati anche dalla presenza di alcune staffe metalliche mentre la seconda parte è “ricca” di passerelle in legno che seguono orizzontalmente lo sviluppo della parete e proprio da una di queste passerelle  (facoltativo) è possibile deviare nettamente in verticale ed in forte esposizione per alcuni metri, con l’ausilio di una serie ravvicinata di staffe, in direzione del “nido d’aquila”  ex postazione di vedetta ora suggestivo punto panoramico. Nella parte alta di questa deviazione vi sono alcune facili roccette attrezzate con cavo. Ritornati sulla cengia, si superano le passerelle  raggiungendo il “Gendarme di Casamadre”  dal quale, ora, parte la prima lunga passerella metallica (75mt). Alcune staffe agevolano l’accesso alla passerella al termine della quale, un imponente ancoraggio permette l’attacco della seconda (55mt) . Queste 2 nuove passerelle sono comunque ancora oggi aggirabili utilizzando la galleria costruita nel 1918 (67mt) il cui ingresso si trova pochi metri prima dell’inizio della passerella più lunga  e si ricongiunge al termine della seconda passerella  attraverso una breve cengia (indispensabile l’ausilio di una torcia).
Si riparte in leggera salita , si aggira uno spigolo  e si raggiunge la parte alta della cengia  dalla quale si perdono alcuni metri con l’ausilio di alcune staffe metalliche  arrivando in un tratto della via dove si trova facilmente neve anche in tarda stagione. Da un bel pulpito panoramico  inizia un lungo sentiero non attrezzato  che attraversa anch’esso pendii talvolta innevati  in direzione di uno spigolo da superare con l’ausilio di alcune staffe, siamo ancora nel tratto di cresta che sovrasta la conca Presena così come si può vedere da una interruzione momentanea della cresta . Si salgono alcune roccette attrezzate, senza particolari difficoltà eccetto la solita possibilità di trovare tratti innevati , si risalgono alcuni massi instabili , ci si cala su un comodo sentiero  e si raggiunge in breve la capanna Lagoscuro  (bivacco Amici della Montagna) proprio sotto la cima del Corno Lagoscuro -3165 m- raggiungibile con una brevissima deviazione. Dal bivacco, aperto solo in presenza dei responsabili, si scende in direzione del Passo Lagoscuro e dopo alcune roccette si trova, a sinistra, all’altezza di una forcellina, una segnaletica che permette di interrompere la via e scendere in direzione di Capanna Presena -1.00h- evitando il ghiacciaio.(1° possibilità di chiusura della ferrata)
Continuando verso Passo Lagoscuro si superano alcuni massi, traccia di sentiero, una gradinata di roccia artificiale  ed in circa 40′ dal bivacco si toccano le fortificazioni del Passo -2970mt-.
Qua termina la parte più frequentata del “Sentiero dei Fiori” ed in un certo senso quella tecnicamente meno impegnativa. Da qui vi è la possibilità di chiudere “calandosi” in direzione del sottostante Lagoscuro -1.00h- e successivamente in risalita verso Passo Maroccaro -40′- si raggiunge il ghiacciaio Presena (nevaio) scendendo dal quale -30′- si raggiunge poi Capanna Presena con possibilità di continuare in seggiovia fino a Passo Paradiso (2° possibilità di chiusura della ferrata).
La nostra gita per ragioni di tempistica e difficoltà tecniche non può andare oltre.

Ritrovo: Morbegno, ore 6,00 P.zza Stazione
Dislivello in salita: 600 m 1° anello, 800 m 2° anello (quota max 3166 m)
Difficoltà: EES
Attrezzatura: alpinistica (casco, imbrago, set da ferrata, un moschettone a ghiera  e cordino, ramponi )
Quota di partecipazione: 25 € per viaggio in pullman e funivia
Iscrizione: obbligatoria, entro mercoledì 12 luglio, in sede, via e-mail info@caimorbegno.org
oppure contattando
Marco 348 9491422

 

PIZZO RACHELE (relazione salita)

Descrizione della salita:

A Chiareggio si attraversa il torrente Mallero sopra un ponte e si imbocca, verso destra, la pista sterrata che conduce ai rifugi. Dopo un primo tratto quasi pianeggiante la pista entra in Val Ventina. Ignorando nel prosieguo le deviazioni a sinistra e a destra, si supera il gradone della valle con un lieve strappo e si arriva al Rifugio Gerli-Porro (q. 1965 m) e poco più avanti al Rifugio Ventina (q. 1975 m, h 1,00 da Chiareggio). È un posto davvero idilliaco e molto frequentato la piana valliva dell’Alpe Ventina, con le larghe anse del torrente, il ghiacciaio con le sue alte morene laterali e le numerose vette che coronano la valle. Tra queste fa bella mostra di se stessa la nostra meta, il Pizzo Rachele.
Dai rifugi è ben individuabile anche l’intero percorso di salita, che si svolge lungo la piana valliva, sulla morena del ghiacciaio, sul ripido pendio detritico che adduce al Passo Ventina ed infine lungo la cresta NNE. Quindi, seguendo i numerosi segnali triangolari gialli dell’Alta Via della Valmalenco e le bandierine, dal Rifugio Ventina si prosegue con percorso pianeggiante in prossimità di un ramo del torrente, su grossi massi di ganda. Si inizia poi a salire lungo il fianco della morena del ghiacciaio, fino a raggiungere la sommità della stessa. Senza perdere dislivello si traversa poi a sinistra e si inizia a risalire l’erto pendio che conduce al Passo Ventina, i segnali sono sempre ben visibili.
La prima metà del pendio è formata da detriti di medie dimensioni, fino ad una conca innevata (ben individuabile nell’immagine principale), dove i segnali per ovvi motivi sono assenti. Essi proseguono sulla destra della conca e ci guidano con numerosi zig-zag sulla seconda metà del ripido pendio, fino a raggiungere il valico sopra citato (q. 2675 m). Inizia ora l’ascesa lungo la cresta NNE della nostra montagna. Inizialmente la cresta è larga e rocciosa, poi, seguendo gli ometti di pietre, si effettuano degli aggiramenti sulla sinistra, fino ad un intaglio. La breve discesa non comporta particolari difficoltà, ma la risalita, che si affronta un poco a destra del filo di cresta, presenta un passaggio di III+. È un breve ma ostico risalto che in discesa si supera con una doppia, in loco sono presenti diversi cordini per la calata.
A questo passaggio fanno seguito delle fasce trasversali di rocce, comunque superabili lungo delle fessure. Si risale poi un lungo pendio di sfasciumi che conduce ad un largo risalto quasi verticale della cresta. Questo viene superato per un canaletto diedro (II+) posizionato nel settore di destra del risalto. Il canaletto è ben appigliato ma all’uscita c’è una placchetta esposta. Anche qui è meglio affrontare la discesa con una breve doppia. Poco più avanti bisogna aggirare a destra uno spuntone roccioso, sfruttando una cengia un po’ stretta e poi un canaletto detritico che riporta in cresta, precisamente sull’anticima. Bisogna ora affrontare gli ultimo 50 metri di cresta altalenante ma abbastanza agevole che conduce in vetta.

PIZZO STELLA (gita alpinistica)

ITINERARIO

Salita:
Prima parte.

Partenza: 1440 m località Le Soste
Arrivo: 2042 m Rifugio Chiavenna
Profilo altimetrico: 650 m circa in ripida salita
Tempo medio di percorrenza: 1 ora e 40’
Tipo ambiente: sentiero alpino
Difficoltà: Turistica
Segnaletica: bandierine rosse e bianche, indicazione segnaletica C3
Recapito rifugio: tel. 0343.50.490, proprietà del C.A.I. Sezione di Chiavenna;

Lasciata l’auto si prosegue lungo strada (mulattiera) per circa 1 km, percorrendo il lato destro orografico del torrente Rabbiosa, giungendo dopo circa 20’ di percorso in prossimità dell’inizio del vero e proprio sentiero, immerso tra i larici, imboccabile sulla sinistra. In prossimità di un grosso sasso strapiombante sulla destra del percorso (faccia a monte) ha inizio il vero e proprio sentiero alpino il quale, in circa 1 ora e 20’, accompagnato da ripide balze e numerosi tornanti, conduce infine con un tratto a mezza costa verso destra in prossimità di un ruscelletto. Da qui si intravede la forcella che attraverseremo per immetterci nell’altopiano dell’Alpe Angeloga. Si prosegue su terreno meno impervio, laddove gli arbusti cedono il posto a sempreverdi, prati e “sassoni” e si entra nella bellissima piana dell’Angeloga, solcata al suo centro da un quieto ruscello. In 15’ si giunge al rifugio chiavenna, 2042 m.

Seconda Parte
Quota di partenza: 2042 m (Rifugio Chiavenna)
Quota Cima: 3163 m (Vetta Pizzo Stella)
Profilo altimetrico: 1121 m in continua salita
Tempo medio di percorrenza: 3 ore e 30’ – 3 ore e 45’
Tipo ambiente: ganda, pietraia, cresta innevata
Difficoltà: Alpinistica Facile (F) – brevi tratti in esposizione nel tratto finale e pochi passaggi di I-II° UIAA.
Segnaletica: ometti in pietra, radi bolli arancioni, alcune segnalazioni in vernice bianca.

Aggirato il lago sulla sua sponda orientale (sinistra) si procede su evidente traccia di sentiero verso sud sud-est. A quota 2400 m. circa il percorso piega verso sud (destra) puntando con decisione su ganda verso la cresta Ovest del Pizzo Stella. Si prosegue sull’evidente tracciato (assenza di indicazioni a vernice) sino a passare al di sotto di una parete verticale. Si sbuca su pietraia e si procede sempre più in direzione sud giungendo ad un ampio macereto (erba a stagione inoltrata, fanghiglia o neve ad inizio stagione). Evitare di seguire gli ometti più evidenti (che inducono a pensare che il tragitto percorra un cerchio ampio verso sinistra avvicinandosi al canalone nord del Pizzo) ma procedere sempre verso sud attraversando un gruppo di pietre “arrugginite”, per discendere brevemente e guadare il piccolo e torbido ruscello di fusione. Un tempo l’ampio vallone era occupato dalla vedretta dei Morteé, attualmente ne rimangono umili ricordi. Sostanzialmente il percorso compie una lunga diagonale verso destra (direzione sud-ovest). Seguire gli ometti in pietra verso sud sino a quando tracce di sentiero conducono verso sud-est e poi sud in rapida ascesa verso il contrafforte settentrionale della cresta Sud-Ovest, la famosa Cresta del Calcagnolo (a destra, faccia a monte, rispetto ad un tormentato canale di scolo, visibile già dal rifugio alla destra del noto canalone Centrale Nord). A quota 2900 m. circa si piega a sinistra, sempre in forte pendenza e su percorso meno friabile, per raggiungere un piccolo nevaio attraversabile senza alcuna difficoltà. Si prosegue sempre verso sud-sud-est su percorso non sempre obbligato per guadagnare la spalla della Cresta del Calcagnolo (alcuni segni e frecce a vernice arancione aiutano a rinvenire il tracciato in un delicato traverso verso destra con passaggi su roccette di I-II°). Guadagnata la cresta si procede per il suo largo groppone e con decisione verso Est (sinistra), giungendo in breve presso la Croce “Garlaschelli”; risalendo su sfasciumi su percorso ormai facilmente intuibile si giunge infine, in circa 20’, sull’ampio spiazzo della Croce di Vetta.
Tempo stimato di ascesa: 3 ore e 30’, 3 ore e 45’.

Discesa:
Terza parte
Partenza: vetta, 3163 m
Arrivo: auto e parcheggio, località di Soste, 1440 m
Profilo Altimetrico: discesa con dislivello complessivo di circa 1725 m
Tempo medio di percorrenza: 2 ore e 30’ sino al rifugio, 1 ora dal rifugio a Le Soste
Difficoltà: Alpinistica Facile, Turistica (dal Rifugio)

 

Ritrovo: Morbegno, sabato 17 ore 14,00 P.zza Stazione
Rifugio Chiavenna domenica 18 ore 7,30
Dislivello in salita: 1° giorno 650 m (da 1440 a 2042)
2° giorno 1121 m (da 2042 a 3163)
Difficoltà: Alpinistica facile F
Attrezzatura: Alpinistica, ramponi e picozza

Iscrizione: obbligatoria, entro giovedì 15 giugno, via e-mail info@caimorbegno.org oppure contattando:
Davide 335 6867355
Alda 338 1342563

 

VAL DI REZZALO

Per Domenica 11 giugno è prevista una facile escursione in Val d Rezzalo. La Valle, inserita nel territorio del Parco Nazionale dello Stelvio, ha conservato l’aspetto tradizionale, con le tipiche e pittoresche baite ed è ricca di flora e di fauna di grande bellezza ed interesse naturalistico. Si percorrerà una pista che fiancheggia il torrente Rezzalasco e, tra boschi di larici e pascoli, giunge fino alla piana di S. Bernardo, dove sorge la chiesetta omonima. Fitti boschi di larice, con ricco sottobosco di mirtillo e rododendro, accompagnano la strada fino a oltre i 2000 m. di Clevio. Qui il paesaggio assume un aspetto di alta montagna ed al bosco si sostituiscono i pascoli. Sul Passo dell’Alpe si possono ancora osservare i resti della linea fortificata militare, con gallerie, trincee e fortini. L’escursione potrebbe risultare abbastanza lunga; nel caso in cui partecipassero famiglie con bambini, o semplicemente persone non in grado di affrontare un lungo itinerario, il gruppo potrebbe essere diviso in due parti, con mete, e quindi lunghezze, differenti.

Caratteristiche: carrettabile ex-militare e mulattiera lungo la Val di Rezzalo
Segnaletica: cartelli del Parco Nazionale dello Stelvio
Partenza: Fumero 1465 m, abitato posto all’ingresso della Valle di Rezzalo, raggiungibile in auto staccandosi sulla destra della SS 38 dello Stelvio, poco prima di Le Prese.

 

MUSICA IN GIARDINO

MORBEGNO, venerdì 9 giugno
ore 21,00 giardini Palazzo Malacrida

MUSICA IN GIARDINO
Il Coro Alpino di Berbenno
diretto da Gioele Peruzzi,  eseguirà
un concerto di canti di montagna.
Seguirà rinfresco – Ingresso Libero

Il Coro Alpino di Berbenno di Valtellina, coro a voci maschili, si è costituito a Berbenno di Valtellina il 25 giugno 1981 per iniziativa di un gruppo di appassionati di canti di montagna che ha iniziato e continuato la sua attività con lo scopo di conservare e tramandare nel tempo la tradizione popolare della Valtellina.

Nel corso della sua storia, il Coro Alpino di Berbenno, è stato guidato da importanti direttori come Siro Mauro, Adriano Nava, Mario Folli, Mirco Salice, Michele Franzina e Matteo Luigi Piricò. Dal 2007 è diretto dal maestro Gioele Peruzzi ed il presidente è il signor Salice Fausto. L’attuale repertorio del coro spazia nel campo dei canti alpini e popolari, includendo anche brani religiosi, natalizi e d’autore.

Negli ultimi anni si è avvicinato a innumerevoli repertori tra cui quello dell’opera e proprio con questo, affiancato dall’orchestra, ha interpretato brani tratti dall’opera Aida, I lombardi alla prima crociata, Trovatore, Nabucco, Traviata e Rigoletto in occasione dell’anniversario Verdiano presentati nei luoghi natii del maestro.

Ha recentemente collaborato con il noto baritono Niccolò Scaccabarozzi e con un ensemble d’ottoni per realizzare il concerto “Dalla tradotta al Piave…senza ritorno” in occasione del 100° anniversario della grande guerra. Ha al suo attivo un gran numero di concerti ed ha partecipato ad importanti rassegne, ricevendo gli onori della stampa nazionale ed internazionale.

Nel 2011 il coro ha inciso il cd “La mela” una raccolta di brani cari al coro in occasione del 30°anno di attività.

I cantori del coro dedicano, con entusiasmo, gran parte del loro tempo a prove e concerti per la gioia di cantare e soprattutto per il piacere di stare insieme.

CIMA TUCKETT

Confidando nel bel tempo, per domenica prossima 21 maggio, è prevista l’ultima uscita scialpinistica della stagione. La meta prescelta è la Cima Tuckett 3462 m nel Gruppo Ortles Cevedale, Alto Adige.

Itinerario
Si parte dal Passo dello Stelvio 2757 m lungo le piste fino al Rifugio Livrio a 3174, da qui si abbandonano le piste e si scende a sinistra in direzione NE per circa 200 m sulla vedretta del ghiacciaio del Medaccio.
Si risale poi per ripidi pendii in direzione Est e, dopo aver fatto un ampio giro verso destra, si arriva in prossimità della spalla finale che porta alla ripida cima (dislivello di salita 950 m).
La vetta offre una vista spettacolare sulle vicine Punta degli Spiriti e Cime Medaccio; inoltre si scorge la sottostante Val Zebrù, con la Cima della Manzina, il Monte Confinale e le Cime dei Forni, mentre verso Est le Punte Thurvieser, Gran Zebrù e Ortles.
Si scende poi lungo tutto in ghiacciaio del Medaccio fin dove c’è neve e si prosegue a piedi fino al parcheggio dell’albergo Franzenhohe 2189 m sul versante altoatesino dello Stelvio (dislivello di discesa 1273 m).
Ritrovo: Morbegno, ore 5,30 Piazza S. Antonio
Dislivello in salita: 950 m
Difficoltà: BSA
Attrezzatura: da scialpinismo su ghiacciaio (ARTVA, pala, sonda, imbragatura ramponi e picozza)
Iscrizione: obbligatoria entro venerdì 19 maggio, in sede 0342 613803, via e-mail info@caimorbegno.org oppure contattando
Marco 348 9491422
Responsabili gita:
Emil 339 6226883
Mirco 347 7675261

 

 

 

SACRA DI SAN MICHELE

Per DOMENICA 7 MAGGIO  è in programma una gita molto interessante; si tratta di raggiungere la Sacra di San Michele, millenario complesso monastico, una delle architetture più interessanti del Piemonte. Di origine medioevale, è collocato sul Monte Pirchiriano, mt. 962, all’imbocco della valle di Susa. Un tempo luogo di transito per i pellegrini tra Italia e Francia, ristrutturato, è affidato alla cura dei Padri Rosminiani. Tutti possono arrivare in auto alla Sacra di San Michele e godersi il panorama. Noi lo faremo salendo i comodi sentieri che attraversano alcuni borghi, con una comoda e facile escursione, oppure percorrendo in arrampicata le ripide pareti del monte Pirchiriano, ammirando la Valle di Susa mentre si sale verso la vetta. Tutti assieme, raggiunta la sommità, potremo visitare la bellissima abbazia.

Ferrata

La Ferrata della Sacra è caratterizzata da un notevole panorama, catalogata complessivamente come “moderatamente difficile”, è impegnativa ed esposta nel primo tratto ed in quello finale. E’ caratterizzata da una fune metallica rivestita di gomma, che oltre alla sicurezza svolge anche la funzione di appiglio data la presenza piuttosto scarsa dei noti gradoni in ferro. La zona è sovente esposta da un forte vento pertanto è consigliato un adeguato abbigliamento. La roccia non è particolarmente scivolosa poiché il versante della montagna è ben “battuto” dal sole. In generale non ci sono grosse difficoltà tecniche o lunghi tratti verticali, ma l’ampiezza dell’itinerario consiglia che venga affrontato non da principianti. Ci sono due vie di fuga, la prima dopo circa 300 m a livello di ”Pian Risulet”, da dove un più o meno comodo sentiero riporta in paese, una seconda dopo circa 500 m. di dislivello, all’altezza di “U Saut du Cin” da dove si può raggiungere in una ventina di minuti la borgata San Pietro. A metà via c’è un ponte tibetano non adatto a chi soffre di vertigini.

 

Escursione

Interessante camminata su antichi sentieri che dà la possibilità di ammirare l’imponente edificio della Sacra di San Michele da una prospettiva diversa. La gita offre inoltre l’occasione per visitare antiche borgate delle quali difficilmente si conosce l’esistenza, ad esempio il balcone naturale sul quale si trova il piccolo abitato di Pian Pomè. Lungo il percorso sono presenti diverse sorgenti, considerata la quota modesta questa passeggiata è adatta alle mezze stagioni, tra boschi e tanta storia.

 

Ritrovo: Morbegno, ore 6,00 Piazza Stazione
Dislivello in salita: 600 m
Difficoltà: Ferrata AD (media difficoltà), Escursione E (facile), possibilità per tutti di visitare l’abbazia
Tempi di salita: Ferrata 4 ore, Escursione 2 ore
Attrezzatura: kit da ferrata (longe,moschettoni,dissipatore, imbragatura e casco)
Quota di partecipazione: Euro 25 per il pullman (min.30 persone),altrimenti con pezzi propri
Iscrizione: obbligatoria, entro mercoledì 3 maggio in sede,
via mail all’indirizzo info@caimorbegno.org,
in sede al venerdì sera 0342/613803 o contattando Alessandro 349 4661875

 

29° Rallyno della Rosetta

RINVIATO A DOMENICA 12 MARZO

Il Rallyno della Rosetta in programma per domenica 5 marzo a causa del maltempo è stato rinviato a DOMENICA 12 MARZO.